Cultura Cresce 2025 è il nuovo bando del Ministero della Cultura che finanzia imprese culturali e creative nel Sud Italia. Offre fino all’80% di agevolazioni tra fondo perduto e tasso zero, con requisiti specifici per Capo A, B e C. Sostiene investimenti, capitale circolante e nuova occupazione.
⚠️ Attenzione, sarà possibile presentare progetti al nuovo bando a partire dal 10 dicembre 2025.
Cos’è Cultura Cresce 2025
Cultura Cresce 2025 è il nuovo grande incentivo rivolto alle imprese culturali e creative delle regioni del Sud Italia. Si tratta di un Avviso Pubblico promosso dal Ministero della Cultura, nell’ambito del Programma Nazionale Cultura 2021–2027, con l’obiettivo di sostenere la competitività dell’ecosistema culturale e favorire la nascita di nuove realtà imprenditoriali.
L’intervento a sostegno del settore ICC (Imprese Culturali e Creative) nasce per stimolare innovazione, occupazione e crescita economica attraverso progetti che valorizzano produzione culturale, patrimonio, creatività e nuove tecnologie nelle filiere artistiche riconosciute.
Origini e finalità strategiche
Il bando persegue le finalità della Politica di Coesione Europea e mira a rafforzare la cultura come driver di sviluppo economico e territoriale. Gli obiettivi principali includono:
- aumentare la competitività delle ICC nelle regioni meno sviluppate;
- favorire la nascita di nuove imprese;
- sostenere la creazione di occupazione stabile;
- incentivare nuovi prodotti, servizi e iniziative culturali capaci di generare un mercato più ampio e sostenibile.
L’impatto dell’intervento viene misurato attraverso indicatori concreti come l’aumento del fatturato delle imprese e la creazione di nuovi posti di lavoro.
Budget complessivo e struttura dell’intervento
Cultura Cresce 2025 mette a disposizione 151,7 milioni di euro ed è organizzato in tre linee di intervento (Capo A, B e C), differenziate per tipologia e anzianità dell’impresa:
- Capo A – imprese costituite da oltre 5 anni
- Capo B – imprese costituite da meno di 5 anni e imprese costituende
- Capo C – imprese sociali, ETS, associazioni e fondazioni con attività economica
Tutti i progetti devono essere realizzati nelle regioni del Mezzogiorno: Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
A chi si rivolge
Il bando è pensato per imprese già attive o in fase di costituzione che operano in una delle filiere culturali e creative elencate dal Ministero: musica, audiovisivo (inclusi videogiochi e multimedia), arti performative, patrimonio culturale materiale e immateriale, design, architettura, arti visive, editoria, moda e artigianato artistico.
L’obiettivo è sostenere progetti innovativi, sostenibili e con un effetto di lungo periodo sulla crescita del settore e del territorio.
Sappiamo che la partecipazione a un Bando può essere complessa, sia nell’interpretare il testo dell’Avviso sia nella compilazione della domanda. Per questo abbiamo pensato ad un piccolo test di 2 minuti che ti aiuta a capire se possiedi i requisiti preliminari per partecipare al Bando.
Fine di Cultura Crea→ Nascita di Cultura Cresce
Per molti anni Cultura Crea è stato il punto di riferimento per le imprese culturali e creative del Mezzogiorno. Con la nuova programmazione europea 2021–2027, però, il Ministero della Cultura ha avviato una trasformazione profonda, chiudendo definitivamente Cultura Crea e introducendo Cultura Cresce 2025, un avviso completamente rinnovato per obiettivi, criteri e struttura finanziaria.
Questo passaggio rappresenta un’evoluzione strategica: il nuovo bando nasce per rispondere alle esigenze di un settore in rapida evoluzione, che oggi richiede strumenti più flessibili, innovativi e orientati alla sostenibilità economica e occupazionale.
Perché Cultura Crea è stato chiuso
La chiusura del precedente incentivo è legata alla conclusione della precedente programmazione dei fondi europei e alla necessità di allinearsi ai nuovi obiettivi della Politica di Coesione 2021–2027.
Il settore culturale nel Sud Italia ha mostrato bisogni emergenti: maggiore digitalizzazione, investimenti più consistenti, necessità di rafforzare la filiera e di creare posti di lavoro stabili. Per questo è stato progettato un nuovo avviso più ampio e più aderente alle priorità attuali.
Cosa cambia concretamente con Cultura Cresce
Il nuovo bando introduce elementi di forte discontinuità rispetto ai prcedenti, tra cui:
- maggiore integrazione con le linee guida europee sulla competitività delle ICC;
- tre linee di intervento (Capo A, B, C) più dettagliate e più vicine alla realtà delle imprese;
- obbligo di almeno un’assunzione a tempo indeterminato, per rafforzare l’impatto occupazionale;
- massimali più elevati per gli investimenti, fino a 2,5 milioni di euro per Capo A e B;
- nuovi criteri di valutazione e punteggi minimi, per assicurare qualità progettuale e sostenibilità economica;
- focus più forte sull’incremento del fatturato, considerato obiettivo obbligatorio nei 12 mesi successivi alla conclusione del progetto.
Tabella comparativa: Cultura Crea vs Cultura Cresce
| Aspetto | Cultura Crea | Cultura Cresce 2025 |
| Programmazione | 2014–2020 | 2021–2027 |
| Tipologie di imprese | Limitate | MPMI, start-up, imprese sociali, ETS, associazioni, fondazioni |
| Massimali progetto | Inferiori | Fino a 2,5 milioni € (A e B) e 500.000 € (C) |
| Obbligo assunzione | Non sempre previsto | Obbligatoria 1 assunzione a tempo indeterminato |
| Incremento fatturato | Non richiesto | Obbligatorio |
| Struttura contributo | Meno flessibile | Mix fondo perduto + tasso zero più articolato |
| Criteri di valutazione | Più semplici | Punteggi minimi per ciascun criterio |
3. Chi può partecipare: requisiti per Capo A, B e C
Uno degli aspetti più importanti del bando Cultura Cresce 2025 è la chiara distinzione tra tre linee di intervento, ognuna pensata per diverse tipologie di imprese culturali e creative a seconda della loro anzianità, forma giuridica e struttura organizzativa. Capire a quale “Capo” si appartiene è essenziale per verificare l’ammissibilità e costruire un progetto coerente con i requisiti richiesti.
Capo A – Imprese costituite da oltre 5 anni (Consolidamento)
Il Capo A è dedicato alle imprese culturali e creative che operano stabilmente da più di cinque anni e che vogliono rafforzare, innovare o ampliare la propria attività.
Per essere ammissibili, devono:
- essere MPMI (micro, piccole o medie imprese);
- essere iscritte nel Registro delle Imprese da oltre 5 anni alla data di presentazione della domanda;
- non trovarsi in stato di difficoltà né in liquidazione;
- esercitare attività economica rientrante nel perimetro delle ICC, come definito dalla L. 206/2023;
- rientrare nella normativa sugli aiuti Art. 53 GBER oppure nel regime de minimis.
Attenzione: le attività che riguardano esclusivamente la stampa di periodici (cartacei o digitali) non sono ammissibili ai sensi dell’Art. 53 GBER.
Capo B – Nuove imprese (meno di 5 anni) e imprese costituende
Il Capo B è la linea pensata per startup culturali, imprese giovani e team di persone fisiche che intendono costituire un’impresa ICC.
Possono partecipare:
- imprese costituite da meno di 5 anni (MPMI);
- imprese costituende, cioè team di persone fisiche che apriranno l’impresa solo se ammessi;
- soggetti non in stato di difficoltà, non in liquidazione, non in procedure concorsuali;
- imprese che rientrano nei requisiti dell’Art. 22 GBER per le startup innovative, oppure nel regime de minimis.
Le imprese costituende devono formalizzare la nascita dell’impresa e dimostrare il possesso dei requisiti entro 60 giorni dall’ammissione, pena la perdita del contributo.
Capo C – Imprese sociali, ETS, associazioni e fondazioni
Il Capo C è dedicato al mondo del Terzo Settore e alle organizzazioni culturali non profit che svolgono anche attività economica.
Sono ammissibili:
- imprese sociali;
- Enti del Terzo Settore (ETS);
- associazioni e fondazioni con attività economica;
- soggetti costituiti da almeno due anni;
- iscritti al Registro delle Imprese o al REA;
- ETS iscritti (o in corso di iscrizione) nel RUNTS.
Le organizzazioni devono rientrare nelle dimensioni MPMI e non trovarsi in stato di difficoltà. Le agevolazioni per il Capo C sono erogate solo in regime de minimis.
Requisiti trasversali e comuni a tutti i Capi
Indipendentemente dalla linea scelta, tutti i beneficiari devono rispettare alcuni requisiti generali:
- il progetto deve essere realizzato in una delle regioni del Sud Italia (Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia);
- l’attività deve rientrare nelle filiere culturali e creative individuate dal MiC (musica, audiovisivo, arti visive, editoria, design, moda, patrimonio culturale, ecc.);
- non è ammessa la partecipazione di soggetti in stato di scioglimento, liquidazione o classificati come “impresa in difficoltà”;
- il soggetto beneficiario deve prevedere almeno una assunzione a tempo indeterminato nell’arco del progetto;
- è richiesto un incremento del fatturato nell’anno successivo alla conclusione del progetto.
Questa struttura a tre Capi permette al bando di coprire l’intero ciclo di vita dell’impresa culturale: dalla nascita alla crescita, fino al consolidamento.

4. Cosa finanzia Cultura Cresce 2025
Uno degli elementi più rilevanti del bando Cultura Cresce 2025 è la chiarezza sulle spese ammissibili, suddivise tra investimenti materiali, immateriali e capitale circolante. Il programma è costruito per sostenere progetti culturali e creativi capaci di generare innovazione, impatto economico e stabilità occupazionale.
Capire cosa puoi finanziare con Cultura Cresce è fondamentale per costruire un progetto coerente con i criteri di valutazione e massimizzare le possibilità di ottenere l’agevolazione.
Spese di investimento ammissibili
Il bando copre una gamma molto completa di investimenti necessari allo sviluppo di un’attività culturale e creativa. Sono ammesse, infatti, le seguenti tipologie di spesa:
- impianti, macchinari, attrezzature e arredi indispensabili al ciclo produttivo;
- mezzi mobili strettamente funzionali all’attività (ad es. mezzi tecnici per produzioni audiovisive o allestimenti itineranti);
- beni immateriali a utilità pluriennale come software, licenze, brevetti, know-how — da accompagnare con perizia giurata;
- consulenze specialistiche necessarie alla realizzazione del progetto (progettazione impianti, sviluppo software, supporto legale o tecnico).
Queste categorie consentono di costruire progetti completi che combinano infrastruttura, tecnologia, competenze e innovazione.
Opere murarie (limite 20%)
Il bando ammette interventi edilizi, ma entro un limite ben preciso:
le opere murarie possono rappresentare al massimo il 20% del progetto di investimento complessivo.
Si tratta di una scelta che consente di includere adeguamenti e migliorie funzionali (es. allestimenti di spazi culturali, laboratori creativi, studi di produzione), mantenendo però l’attenzione sugli investimenti produttivi e innovativi.
Capitale circolante (limite 20%)
Un elemento distintivo di Cultura Cresce 2025 è la possibilità di finanziare anche il capitale circolante, entro il limite del 20% delle spese di investimento ammissibili.
Sono coperte spese operative fondamentali quali:
- materie prime, materiali di consumo;
- utenze e canoni di locazione della sede operativa;
- prestazioni di servizi (es. marketing, comunicazione, servizi accessori alla produzione);
- costo del personale, assunto sia a tempo determinato che indeterminato (esclusi tirocini, Co.co.co. e stage);
- costi della fideiussione per eventuale richiesta di anticipazione.
Questa componente consente alle imprese culturali di avviare il progetto con maggiore solidità finanziaria.
Spese non ammissibili
Per evitare errori nella preparazione del budget è importante conoscere anche le principali esclusioni:
- sostituzione di impianti, macchinari o attrezzature già esistenti;
- acquisizioni “chiavi in mano”;
- acquisizioni tramite leasing;
- commesse interne e acquisti da fornitori collegati all’azienda (regole sulla neutralità delle transazioni);
- spese sostenute prima della presentazione della domanda (o, per le costituende, prima dell’avvenuta costituzione).
La coerenza con queste regole è essenziale per l’ammissibilità della domanda.
Il burocratese presente nei testi dei Bandi può mettere una grande ansia addosso, lo sappiamo. In questo articolo vogliamo semplificarti tutto per permetterti di partecipare all’Avviso con tranquillità. Se hai bisogno di altri chiarimenti sul Bando, siamo a tua disposizione.
5. Quanto puoi ottenere: fondo perduto + tasso zero
Uno dei motivi per cui Cultura Cresce 2025 rappresenta una delle più interessanti opportunità per le imprese culturali e creative del Sud Italia è la sua struttura di agevolazione mista, che combina:
- contributo a fondo perduto,
- finanziamento agevolato a tasso zero,
- copertura residua a carico del beneficiario,
- servizi di tutoraggio professionale per un valore massimo di 10.000 €.
Questa architettura permette di supportare investimenti significativi, mantenendo allo stesso tempo condizioni di sostenibilità finanziaria.
Percentuali e massimali per Capo A (imprese >5 anni)
Per il Capo A, dedicato alle imprese costituite da oltre cinque anni, l’agevolazione copre fino all’80% delle spese ammissibili, così suddivisi:
- fino al 50% tramite finanziamento agevolato a tasso zero;
- fino al 30% tramite contributo a fondo perduto;
- il restante 20% deve essere coperto dall’impresa (mezzi propri o finanziamento bancario).
Il tetto massimo dell’investimento finanziabile è di 2.500.000 €.
Le imprese dovranno anche garantire l’assunzione di almeno una persona a tempo indeterminato e dimostrare un incremento del fatturato nell’anno successivo alla conclusione del progetto.
Percentuali e massimali per Capo B (nuove imprese <5 anni e costituende)
Il Capo B mantiene il massimale di progetto pari a 2.500.000 €, ma prevede una ripartizione leggermente diversa tra fondo perduto e tasso zero.
L’agevolazione totale copre fino all’80% delle spese ammissibili, di cui:
- almeno il 50% sotto forma di finanziamento agevolato;
- fino al 30% come contributo a fondo perduto;
- almeno il 20% deve essere garantito dal beneficiario.
Anche per il Capo B sono obbligatori:
- l’inserimento di almeno una unità lavorativa a tempo indeterminato;
- un incremento del fatturato al termine dell’intervento.
Per le imprese costituende, la costituzione formale deve avvenire entro 60 giorni dalla comunicazione di ammissione.
Percentuali e massimali per Capo C (imprese sociali, ETS, associazioni, fondazioni)
Il Capo C, specifico per gli enti del Terzo Settore che svolgono attività economica, ha un impianto agevolativo differenziato e un massimale di progetto ridotto:
- massimale del progetto: 500.000 €;
- agevolazione pari a fino all’80% delle spese ammissibili, composta da:
- fino al 40% a tasso zero;
- fino al 40% a fondo perduto;
- fino al 40% a tasso zero;
- il restante 20% a carico dell’ente.
Anche per questi soggetti valgono gli obblighi di:
- assunzione di almeno una persona a tempo indeterminato,
- incremento del fatturato all’anno successivo alla conclusione del progetto (ove applicabile, considerando la natura dell’ente).

Durata e modalità di rimborso del finanziamento agevolato
Il finanziamento a tasso zero ha una durata massima di 10 anni, con rate semestrali costanti posticipate.
La restituzione avviene quindi con un piano sostenibile per la maggior parte delle imprese culturali e creative, che possono beneficiare di un mix equilibrato tra liquidità immediata e incentivo a fondo perduto.
Tutoraggio tecnico-gestionale incluso
Un ulteriore vantaggio del bando è l’accesso a servizi di tutoraggio per un valore massimo di 10.000 €, completamente finanziati in de minimis.
Il tutoraggio supporta le imprese nelle fasi critiche di:
- gestione operativa,
- sviluppo del progetto culturale,
- monitoraggio e rendicontazione.
6. Simulazioni finanziarie: quanto devi restituire davvero
Capire quanto si restituisce davvero è una delle domande più frequenti da parte di startup, imprese culturali e organizzazioni del Terzo Settore. Cultura Cresce 2025 combina contributo a fondo perduto e finanziamento a tasso zero, con rate semestrali per 10 anni, rendendo l’investimento sostenibile anche per chi sta avviando un’attività.
Di seguito trovi tre simulazioni chiare e facilmente comparabili, una per ciascun Capo (A, B e C), basate su valori tipici dei progetti ricevuti dai nostri clienti.
Scenario 1 – Capo A (impresa >5 anni) – Investimento da 100.000 €
Massimali applicati:
- Fondo perduto: max 30%
- Finanziamento agevolato: max 50%
- Copertura beneficiario: min 20%
Ripartizione dell’investimento
| Voce | Importo |
| Fondo perduto (30%) | 30.000 € |
| Finanziamento tasso zero (50%) | 50.000 € |
| Quota a carico dell’impresa (20%) | 20.000 € |
Quanto si restituisce:
Solo la parte del finanziamento agevolato → 50.000 €.
Piano di rimborso indicativo:
- Durata: 10 anni
- Rate: semestrali
- Importo rata: circa 2.500 € ogni 6 mesi
Totale interessi: 0 € (tasso zero).
Scenario 2 – Capo B (nuova impresa/startup) – Investimento da 200.000 €
Massimali applicati:
- Fondo perduto: max 30%
- Finanziamento agevolato: almeno 50%
- Copertura beneficiario: 20%
Ripartizione dell’investimento
| Voce | Importo |
| Fondo perduto (30%) | 60.000 € |
| Finanziamento tasso zero (50%) | 100.000 € |
| Quota a carico dell’impresa (20%) | 40.000 € |
Quanto si restituisce:
Solo il finanziamento agevolato → 100.000 €.
Piano di rimborso indicativo:
- Durata: 10 anni
- Rate semestrali
- Importo rata: 5.000 € ogni 6 mesi
Per una startup, avere accesso a un investimento da 200.000 € restituendone solo 100.000 a tasso zero è una condizione estremamente favorevole.
Scenario 3 – Capo C (impresa sociale / ETS / associazione) – Investimento da 80.000 €
Massimali applicati:
- Fondo perduto: fino al 40%
- Finanziamento agevolato: fino al 40%
- Copertura beneficiario: 20%
Ripartizione dell’investimento
| Voce | Importo |
| Fondo perduto (40%) | 32.000 € |
| Finanziamento tasso zero (40%) | 32.000 € |
| Quota a carico dell’ente (20%) | 16.000 € |
Quanto si restituisce:
Solo il finanziamento → 32.000 €.
Piano di rimborso indicativo:
- Durata: 10 anni
- Rate semestrali
- Importo rata: circa 1.600 € ogni 6 mesi
Questa struttura è particolarmente adatta agli enti culturali che desiderano innovare le proprie attività con un impatto sostenibile sul proprio bilancio.
Anticipo e fideiussione
Tutti i Capi prevedono la possibilità di richiedere un anticipo sulle agevolazioni con obbligo di presentare una fideiussione bancaria o assicurativa (spesa ammissibile nel capitale circolante).
Il burocratese presente nei testi dei Bandi può mettere una grande ansia addosso, lo sappiamo. In questo articolo vogliamo semplificarti tutto per permetterti di partecipare all’Avviso con tranquillità. Se hai bisogno di altri chiarimenti sul Bando, siamo a tua disposizione.
7. Come presentare la domanda
La procedura di presentazione della domanda per Cultura Cresce 2025 è strutturata per garantire trasparenza, tracciabilità e coerenza con la normativa europea sugli aiuti di Stato. Comprendere in anticipo quali documenti servono, come accedere alla piattaforma e quali errori evitare può fare la differenza tra una domanda approvata e una domanda respinta.
A differenza di altri bandi del MiC, Cultura Cresce segue una procedura completamente digitale, che richiede un livello elevato di precisione e completezza nella compilazione.
(Fonte: documento Questionario_sintesi Cultura Cresce)
Piattaforma di Invio: dove e come si presenta la domanda
La domanda deve essere presentata tramite la piattaforma telematica indicata dal Ministero della Cultura (MiC).
Per accedere sono generalmente richiesti:
- SPID, CNS o CIE per l’identificazione del rappresentante legale o del proponente;
- una PEC attiva per tutte le comunicazioni ufficiali;
- la documentazione obbligatoria caricata negli appositi moduli della piattaforma.
È importante effettuare l’accesso con largo anticipo per verificare che funzionino correttamente credenziali e dispositivi di firma.
Checklist documenti: cosa serve davvero
Sulla base delle informazioni contenute nel bando, un fascicolo di domanda completo deve includere:
- dati anagrafici e giuridici del soggetto proponente;
- dichiarazioni sostitutive di conformità ai requisiti (assenza di stato di difficoltà, sede nelle regioni ammissibili, rientro nei limiti MPMI, ecc.);
- piano d’impresa dettagliato, con focus su innovazione, fattibilità economica e coerenza con la filiera culturale di riferimento;
- piano degli investimenti e cronoprogramma di realizzazione;
- budget di progetto, coerente con i limiti di spesa e con le percentuali di agevolazione previste;
- per le imprese costituende: documentazione di impegno alla costituzione;
- per gli ETS: iscrizione o pre-iscrizione al RUNTS;
- dichiarazione di disponibilità a effettuare un’assunzione a tempo indeterminato;
- previsione dell’incremento del fatturato nell’anno successivo al completamento del progetto.
Tutti i documenti devono essere coerenti con l’impostazione prevista nei criteri di valutazione e con le soglie minime di punteggio.
Tempistiche e Click Day: cosa sapere
Il bando Cultura Cresce 2025 prevede l’apertura dello sportello in una data e ora precise.
In questi casi, la piattaforma generalmente adotta il principio “first in – first assessed”, quindi è fondamentale:
- preparare l’intera documentazione prima dell’apertura;
- verificare la stabilità della connessione internet;
- accedere con almeno 15–20 minuti di anticipo;
- avere tutti i file già nominati e in formati ammessi;
- utilizzare browser aggiornati (Chrome o Firefox).
Gli sportelli con elevata richiesta possono registrare accessi molto elevati: arrivare preparati è essenziale per non perdere la finestra utile di presentazione.
Errori formali da evitare assolutamente
Dall’analisi dei bandi precedenti e dei requisiti di Cultura Cresce, emergono alcuni errori ricorrenti che possono portare all’esclusione immediata:
- caricamento di documenti non firmati o firmati con modalità non riconosciute dalla piattaforma;
- incongruenze tra i dati del piano d’impresa e quelli del budget;
- indicazione di una sede operativa esterna alle regioni ammissibili (causa di esclusione automatica);
- mancanza della dichiarazione relativa all’assunzione obbligatoria;
- mancata coerenza tra la filiera culturale selezionata e l’attività economica effettiva;
- dati anagrafici o legali discordanti rispetto alla visura camerale;
- allegati mancanti o incompleti.
Un progetto eccellente ma presentato con errori formali rischia seriamente di non essere valutato.

8. Criteri di valutazione e punteggi minimi
La valutazione dei progetti Cultura Cresce 2025 è uno degli aspetti più tecnici dell’intero Avviso. Il bando stabilisce infatti punteggi minimi sia complessivi sia per ciascun criterio di valutazione, e questo significa che un progetto non può essere ammesso se:
- non raggiunge il punteggio totale minimo previsto per il proprio Capo;
- ottiene un punteggio più basso della soglia minima in anche solo uno dei criteri.
Questa struttura permette di garantire che le imprese ammesse non siano soltanto sostenibili economicamente, ma anche solide dal punto di vista progettuale, organizzativo e di impatto culturale.
(Fonte: file Questionario_sintesi Cultura Cresce)
Le 5 macro-aree di valutazione
Il bando prevede cinque criteri principali (A–E), più eventuali premialità (F). Le macro-aree valutano:
- A — Competenze del soggetto proponente
(esperienza, capacità organizzativa, coerenza con la filiera culturale) - B — Potenzialità del mercato e strategie
(analisi del target, posizionamento competitivo, sostenibilità commerciale) - C — Qualità progettuale e innovazione
(solidità del concept, innovazione tecnologica o organizzativa) - D — Impatto del progetto
(impatto occupazionale, culturale, sociale, ambientale; contributo DNSH) - E — Sostenibilità economica e finanziaria
(coerenza budgetaria, capacità di restituzione del finanziamento agevolato, equilibrio del business plan) - F — Premialità
(giovani, donne, disabilità, rating di legalità)
Per essere ammesso alla fase successiva, un progetto deve superare contemporaneamente tutte le soglie previste.
Punteggi minimi e massimi: Capo A, Capo B e Capo C
La seguente tabella riassume i punteggi minimi richiesti dal bando per i tre Capi:
Tabella – Punteggi minimi per l’ammissibilità
| Capo | Punteggio massimo | Punteggio minimo totale | Soglie minime per criteri obbligatorie |
| Capo A | 90 pt | 50 pt | A: 12 — B: 8 (4 in B.3) — C: 8 — D: 8 (2 in D.1) — E: 14 |
| Capo B1 | 90 pt | 50 pt | A: 12 — B: 8 (4 in B.3) — C: 8 — D: 8 (2 in D.1) — E: 14 |
| Capo B2 | 86 pt | 44 pt | A: 12 — B: 8 (2 in B.1, 2 in B.2, 4 in B.3) — C: 8 — D: 8 (2 in D.1) — E: 8 |
(Fonte: Questionario_sintesi Cultura Cresce)
La presenza di sottosoglie all’interno dei criteri (es. minimo 4 punti nella sottosezione B.3) impone una strutturazione del progetto molto accurata: non basta avere un budget corretto o un’idea valida, serve un piano d’impresa coerente, completo e multidimensionale.
Premialità (criterio F): come ottenere punti aggiuntivi
Il bando riconosce punteggi premianti per:
- imprese femminili;
- imprese giovanili;
- progetti che coinvolgono persone con disabilità;
- soggetti con rating di legalità;
Questi elementi non sostituiscono i punteggi obbligatori, ma possono rafforzare la posizione del progetto in graduatoria.
Perché i punteggi contano così tanto
In Cultura Cresce 2025, la soglia minima non è una formalità: è un requisito di ammissibilità.
Se anche un solo criterio non raggiunge il minimo previsto:
❌ il progetto viene automaticamente escluso,
indipendentemente dal punteggio totale.
Per questo la sezione del piano d’impresa dedicata ai criteri deve essere preparata con estrema cura: coerenza, misurabilità, indicatori e capacità di impatto sono essenziali per superare la valutazione.
Il burocratese presente nei testi dei Bandi può mettere una grande ansia addosso, lo sappiamo. In questo articolo vogliamo semplificarti tutto per permetterti di partecipare all’Avviso con tranquillità. Se hai bisogno di altri chiarimenti sul Bando, siamo a tua disposizione.
9. Rendicontazione: come evitare la revoca
Una rendicontazione corretta è decisiva per ottenere l’erogazione finale delle agevolazioni previste dal bando Cultura Cresce 2025. Anche un progetto approvato e finanziato può andare incontro a revoca totale o parziale se durante la fase di rendicontazione emergono irregolarità o se non vengono rispettate le scadenze fissate dal Ministero della Cultura.
Il bando prevede procedure precise: i beneficiari devono dimostrare in modo chiaro, documentato e tracciabile che ogni spesa è stata sostenuta per finalità coerenti con il progetto approvato.
SAL 1 e SAL 2: come funziona l’erogazione
La rendicontazione avviene generalmente tramite due stati di avanzamento lavori (SAL), anche se il numero esatto può essere specificato nel contratto di finanziamento.
Ogni SAL:
- deve includere spese effettivamente sostenute, quietanzate e coerenti con il budget;
- deve rispettare le percentuali e le tipologie di spesa previste dal bando (investimenti, immateriali, capitale circolante);
- deve seguire cronoprogramma e tempi di attuazione autorizzati (max 24 mesi dalla firma del contratto).
L’erogazione finale non può comunque superare la data del 31 dicembre 2029, scadenza vincolata ai fondi della programmazione 2021–2027.
Quietanze, CUP e tracciabilità: gli elementi obbligatori
Per ciascuna spesa devono essere disponibili e caricati sulla piattaforma:
- fattura o documento di spesa intestato al beneficiario;
- prova dell’avvenuto pagamento (quietanza bancaria, bonifico, estratto conto);
- indicazione del CUP (Codice Unico di Progetto), obbligatorio su ogni documento finanziato con fondi pubblici;
- rispetto del principio di tracciabilità finanziaria: niente contanti, niente pagamenti non riconducibili al beneficiario;
- per i beni immateriali (software, licenze, know-how): perizia giurata che ne certifichi valore e utilità pluriennale.
Il mancato rispetto di uno solo di questi punti può determinare il blocco dei SAL o l’avvio della procedura di revoca.
Errori che portano alla revoca (e che devi assolutamente evitare)
Dall’analisi dei requisiti e delle regole di ammissibilità del bando emergono alcuni errori che possono compromettere in modo irreversibile il finanziamento:
- spese sostenute prima della presentazione della domanda (o, per le costituende, prima della costituzione);
- superamento del limite del 20% per opere murarie o del 20% per capitale circolante;
- acquisti da fornitori non indipendenti (soci, amministratori, parenti di primo grado);
- ricorso a contratti “chiavi in mano”, leasing o commesse interne (espressamente vietati);
- mancato rispetto dell’obbligo di assunzione a tempo indeterminato entro i tempi previsti;
- mancata dimostrazione dell’incremento di fatturato, obbligatorio al termine del progetto;
- documentazione incompleta, discordante o non tracciata.
Questi errori, se non gestiti tempestivamente, portano a revoche anche molto significative e al recupero delle somme già erogate.
Abbiamo scritto un articolo completo su come gestire al meglio le rendicontazioni. Leggi l’articolo completo qui.
Il burocratese presente nei testi dei Bandi può mettere una grande ansia addosso, lo sappiamo. In questo articolo vogliamo semplificarti tutto per permetterti di partecipare all’Avviso con tranquillità. Se hai bisogno di altri chiarimenti sul Bando, siamo a tua disposizione.
FAQ dagli utenti
No. I progetti devono essere realizzati esclusivamente in una delle regioni ammissibili: Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
Sì. Per il Capo B, possono partecipare anche imprese costituende. In caso di ammissione, dovranno costituirsi entro 60 giorni.
Sì, tramite il Capo C, purché svolga attività economica, sia costituita da almeno 2 anni ed è iscritta (o in fase di iscrizione) nel RUNTS.
Sì, ma con un limite importante: se l’attività riguarda esclusivamente la stampa di periodici, non è ammissibile nel Capo A ai sensi dell’art. 53 GBER.
Capo A: 2.500.000 €
Capo B: 2.500.000 €
Capo C: 500.000
No. Il bando stabilisce un limite preciso: max 20% del progetto complessivo.
Sì, entro il limite del 20% delle spese di investimento. Include materie prime, canoni, servizi, utenze, personale e fideiussione.
No. Il bando esclude: leasing, acquisti chiavi in mano e commesse interne.
No. I fornitori devono essere terzi e indipendenti dal beneficiario.
Dipende dal Capo:
– Capo A: fino al 30%
– Capo B: fino al 30%
– Capo C: fino al 40%
No, è realmente a tasso zero, con rimborso in 10 anni a rate semestrali.
Sì, minimo 20% per tutti i Capi.
Sì. Per tutti i Capi è richiesta almeno una nuova assunzione entro i tempi previsti dal progetto.
Il bando richiede che, nell’anno successivo alla conclusione del progetto, l’impresa registri un incremento di fatturato almeno pari alla crescita registrata nell’anno precedente l’avvio del progetto.
– SPID/CIE/CNS
– PEC
– piano d’impresa
– budget e cronoprogramma
– documenti societari
– dichiarazioni sostitutive
– eventuale pre-iscrizione RUNTS (per ETS)
Sì: arrivare preparati al Click Day può influire sulla posizione in graduatoria.
– spese non tracciate o non quietanzate;
– mancato rispetto delle soglie 20% opere / 20% circolante;
– documenti senza CUP;
– mancato raggiungimento dell’obbligo di assunzione;
– mancato incremento del fatturato;
– acquisti da fornitori collegati.
Sì, ma è richiesto un oggetto di garanzia (fideiussione bancaria o assicurativa), ammesso come spesa.

11. Come Feeda può aiutarti
Partecipare a un bando complesso come Cultura Cresce 2025 richiede competenze tecniche, attenzione ai dettagli e una forte capacità di tradurre l’idea creativa in un progetto sostenibile e valutabile secondo i criteri del MiC.
Negli anni abbiamo accompagnato decine di startup culturali, imprese creative, associazioni ed ETS attraverso tutte le fasi: dall’ideazione del progetto alla rendicontazione finale.
Il nostro valore distintivo è il metodo di co-progettazione Feeda, che unisce visione strategica, supporto operativo e profonda conoscenza dei bandi pubblici.
Ti aiutiamo a capire se sei davvero ammissibile
Molte imprese ci contattano con dubbi su:
- quale Capo sia corretto (A, B o C);
- se l’attività rientri nelle filiere culturali ammesse;
- se la sede operativa sia coerente con il bando;
- come leggere correttamente requisiti e vincoli.
Analizziamo insieme la tua situazione iniziale e ti forniamo un check completo di ammissibilità, fondamentale prima di investire tempo e risorse nella candidatura.
Co-progettazione del tuo piano d’impresa
La forza del nostro approccio è lavorare insieme alla tua impresa.
Ti supportiamo nella definizione di:
- concept culturale e narrativa del progetto;
- innovazione di prodotto, processo o modello organizzativo;
- analisi del mercato e posizionamento competitivo;
- impatto occupazionale, culturale, sociale e ambientale;
- sostenibilità economico-finanziaria e incremento del fatturato;
- rispetto dei criteri di valutazione e delle soglie minime.
Per Cultura Cresce, la qualità progettuale pesa moltissimo: per questo la co-progettazione è un passaggio cruciale.
Scrittura della domanda e preparazione degli allegati
Ci occupiamo dell’intera costruzione del fascicolo di candidatura:
- redazione del piano d’impresa;
- predisposizione del budget;
- definizione del cronoprogramma;
- compilazione delle dichiarazioni;
- caricamento dei documenti sulla piattaforma MiC;
- check finale pre–Click Day.
Il risultato è una domanda completa, coerente e pronta per essere valutata senza rischi di esclusione.
Accompagnamento durante la fase di rendicontazione
Il momento più delicato arriva dopo l’approvazione del progetto: la rendicontazione.
Ti supportiamo in:
- gestione dei SAL;
- preparazione delle quietanze e degli allegati;
- verifica dei requisiti tecnici e di tracciabilità;
- inserimento CUP nei documenti;
- monitoraggio dell’obbligo di assunzione;
- rendicontazione del capitale circolante;
- rispetto delle scadenze del Contratto di Finanziamento.
Il nostro obiettivo è semplice: proteggere la tua agevolazione ed evitare qualsiasi rischio di revoca.
Un partner esperto, non solo un fornitore
Il nostro lavoro non si limita alla scrittura della domanda:
ti accompagniamo in tutto il percorso, con un approccio consulenziale basato su trasparenza, metodo e risultati concreti.
Perché quando un’impresa culturale cresce, cresce tutto il territorio intorno a lei.