Business Plan per Startup: Come Farlo nel 2025 (con Esempi)- Feeda
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Business Plan Startup: Come Farlo, Esempio e Modelli

Come Fare il Business Plan di una Startup e a Cosa Serve? Guida 2025

Quasi il 30% delle nuove aziende chiude entro i primi 3 anni, e oltre la metà scompare nei primi cinque. Molte volte il motivo è semplice: mancanza di pianificazione strategica. Se sei uno startupper con mille idee e tanta voglia di fare, fermati un attimo: il tuo business plan sarà la mappa che trasforma quell’idea brillante in un’impresa di successo. Immagina il business plan della tua startup come una bussola che ti orienta nella notte: puoi anche provare a partire senza, ma il rischio di perderti o schiantarti è altissimo. Infatti pianificare e monitorare un business aumenta davvero le chance di crescita: le aziende che pianificano e seguono un business plan crescono in media del 30% più velocemente rispetto a quelle che navigano a vista. In questa guida completa ti accompagniamo passo dopo passo nella creazione del tuo business plan per startup: sei pronto a chiarire la tua vision, evitare errori costosi e mettere nero su bianco un piano solido? Allora iniziamo!

Cos’è un Business Plan per startup?

Un business plan è il documento scritto che descrive nei dettagli il tuo progetto imprenditoriale. In pratica racconta chi sei, cosa vuoi fare e come pensi di farlo: include gli obiettivi della startup, le strategie per raggiungerli, l’analisi del mercato e un piano operativo e finanziario a supporto. Nel caso di una startup (soprattutto se innovativa), il business plan deve mettere in luce l’elemento di innovazione e il potenziale di crescita/scalabilità del modello di business.

Tipicamente un business plan si divide in due grandi parti che lavorano insieme:

  • Parte descrittiva (qualitativa): dove presenti il progetto imprenditoriale, il mercato di riferimento, la strategia, la struttura aziendale, i prodotti/servizi, il team e così via. Questa è la “storia” della tua startup, quello che la rende unica e come intende operare.
  • Parte economico-finanziaria (quantitativa): dove traduci la storia in numeri: proiezioni di fatturato, costi, flussi di cassa, investimento necessario, break-even point (il punto di pareggio tra costi e ricavi) e altri indicatori. Questa sezione dimostra la sostenibilità economica del progetto.

Nel contesto di una startup – che per definizione è un’organizzazione orientata alla crescita rapida e spesso all’innovazione – il business plan sottolinea molto l’aspetto innovativo e la scalabilità. Ad esempio, se la tua è una startup innovativa (come definite dalla legge italiana), sarà importante evidenziare nel business plan il contenuto tecnologico e di ricerca, i brevetti o algoritmi proprietari, e come l’azienda possa crescere esponenzialmente.

Business plan vs pitch deck vs canvas

Attenzione a non confondere il business plan con altri documenti simili.

Un pitch deck è una presentazione sintetica (tipicamente 10-15 slide) pensata per colpire gli investitori, quindi è più breve e visuale. Il business plan invece è più lungo e dettagliato: è una guida strategica completa, orientata al medio termine, che spiega anche il “come” realizzerai l’idea, non solo il “cosa”. Il business model canvas, invece, è uno schema su una pagina che riassume i 9 elementi chiave del modello di business (proposta di valore, clienti, canali, ricavi, costi, ecc.). Il canvas è utile per schizzare velocemente un’idea e assicurarsi che tutti i pezzi del puzzle stiano insieme, ma è molto più sintetico del business plan completo.

In breve: puoi partire dal canvas e dal pitch per chiarirti le idee, ma poi avrai bisogno di un business plan dettagliato per la pianificazione strategica e per dialogare seriamente con investitori, banche o partner.

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A Cosa Serve il Business Plan e Perché è Importante per la Tua Startup

Come abbiamo anticipato, fare un business plan è fondamentale per definire gli obiettivi di business della propria startup e stabilire un piano d’azione su come verranno raggiunti. In breve, potremmo dire che il business plan serve ad una startup come ausilio a tutti i processi di crescita cruciali, che spesso rappresentano ostacoli al successo del progetto.

Vediamo insieme quali sono i principali motivi per cui una startup deve assolutamente avere un business plan:

  • Chiarezza sulla tua idea e strategia: scrivere un business plan ti costringe a mettere a fuoco la tua visione e gli obiettivi. È come fare ordine nelle idee: nero su bianco capirai esattamente cosa vuoi ottenere e come intendi farlo. Questa chiarezza ti farà da bussola nelle decisioni quotidiane, evitando di andare “a sentimento” senza una rotta chiara. In pratica, il business plan allinea la tua squadra e te stesso su dove state andando e perché.
  • Monitoraggio e gestione dell’azienda: il business plan non è qualcosa che scrivi e poi dimentichi in un cassetto – al contrario, diventa un metro di paragone per la gestione. Ti permette di confrontare periodicamente i risultati reali con quelli pianificati. Ad esempio, hai stimato 100 clienti entro 6 mesi? Dopo 6 mesi controlli: sei a quota 80? 120? In base al confronto, puoi capire se la startup sta andando nella direzione giusta o se devi correggere il tiro. In sostanza, è uno strumento di controllo di gestione che ti aiuta a mantenere l’azienda in carreggiata. Un piano dettagliato e professionale dimostra che hai studiato ogni aspetto: mercato, concorrenza, strategie, numeri. Questo ispira fiducia e professionalità. Immagina di essere un investitore o un Venture Capital: finanzieresti mai qualcuno che non ha un piano e va avanti “a occhio”? Probabilmente no. Ecco perché un business plan è indispensabile per convincere chi ha i capitali che il tuo progetto merita fiducia.
  • Coinvolgere partner e team: il business plan non serve solo a te o agli investitori – è utile anche per comunicare efficacemente la visione e la strategia ai tuoi collaboratori interni e ai partner esterni. Se hai co-founder, dipendenti chiave o partner commerciali, condividere il business plan li aiuta ad allinearsi sullo stesso obiettivo. Tutti sapranno qual è la mission della startup, quali sono le priorità e come ognuno contribuisce al quadro generale. In pratica, il business plan diventa un documento “di squadra” che assicura che tutti remiate nella stessa direzione. Questo aumenta la coesione del team e la chiarezza nei rapporti con fornitori, consulenti, ecc.
  • Valutare la fattibilità e i rischi (e evitarli prima che accadano): durante la stesura di un business plan farai analisi di mercato, ricerche sui concorrenti e proiezioni finanziarie. Tutto ciò serve a validare la tua idea di business: c’è davvero un mercato disposto a pagare per il mio prodotto? Si può fare profitto? Quali costi non avevo considerato? Allo stesso tempo, emergeranno potenziali rischi. Ad esempio, potresti renderti conto che dipendi da una tecnologia ancora immatura, o che un concorrente potrebbe copiare facilmente la tua idea. Identificando questi rischi sulla carta, puoi già pensare a soluzioni o piani alternativi (piani B) prima di partire. Meglio scoprire su un foglio Excel che il margine è troppo basso — e magari correggere il modello — piuttosto che scoprirlo dopo un anno di lavoro e soldi spesi.

Il business plan per una startup è la tua arma segreta per aumentare le probabilità di successo. Ogni ora spesa a pianificare oggi è un’ora (e probabilmente molti soldi) risparmiata domani in problemi evitati. Consideralo la base solida su cui costruire il tuo sogno imprenditoriale.

Prima di Iniziare: Definisci la tua Idea e il Modello di Business

Prima di tuffarci nella struttura del business plan di una startup e come scriverlo sezione per sezione, è fondamentale fare un passo preparatorio: chiarire al 100% la tua idea d’impresa e il tuo modello di business. In altre parole, devi avere ben chiaro che problema risolvi, a chi, e come ci guadagnerai. Ecco alcune dritte iniziali:

  • Rispondi alle domande chiave: chiediti quale problema risolve la mia startup? Chi è il mio cliente ideale? Perché sceglierebbe la mia soluzione invece di altre? Come genererò ricavi e profitti? Se riesci a rispondere in modo semplice a queste domande, sei già a buon punto. Ad esempio: “La mia startup risolve il problema X per [target di clientela] offrendo una soluzione Y. Guadagneremo tramite un abbonamento mensile di €Z o una commissione del W% sulle transazioni”. Sembra banale, ma molti progetti falliscono proprio perché non c’è chiarezza su questi punti fondamentali.
  • Usa il Business Model Canvas: uno strumento super utile in questa fase iniziale è il Business Model Canvas. Si tratta di un template (un singolo foglio diviso in 9 riquadri) in cui puoi riassumere tutti gli elementi base del tuo progetto: proposta di valore, segmenti di clientela, canali di distribuzione, relazioni con i clienti, flussi di ricavi, struttura dei costi, attività chiave, risorse chiave, partner chiave. Compilare il canvas ti aiuta a vedere l’idea nel suo insieme e verificare rapidamente se sta in piedi. Ad esempio, puoi accorgerti che hai identificato un gran prodotto ma non sai come raggiungere i clienti, oppure che i costi fissi rischiano di superare i ricavi se i prezzi sono troppo bassi. Meglio accorgersene ora, su un foglio, che dopo aver lanciato il prodotto! Prenditi qualche ora per compilare il canvas: sarà un esercizio illuminante e ti fornirà una base solida per scrivere poi il business plan completo.
  • Valida la tua idea sul campo: oltre agli strumenti “su carta”, cerca di raccogliere qualche dato reale a supporto della tua idea. Ad esempio, puoi fare interviste o sondaggi con potenziali clienti per capire se percepiscono davvero il problema che vuoi risolvere e se sarebbero interessati alla tua soluzione (e a che prezzo). Oppure studia quante persone cercano su Google la soluzione al problema (uno strumento come Google Trends può essere illuminante per vedere l’interesse nel tempo). Se hai un prototipo o MVP (Minimum Viable Product), testalo in ottica lean startup su un piccolo gruppo e raccogli feedback. Tutte queste informazioni preliminari ti daranno materiale concreto da inserire nel business plan (nella sezione analisi di mercato, ad esempio) e aumenteranno la credibilità del tuo progetto. Una frase come “Abbiamo intervistato 50 potenziali clienti e l’80% si è detto interessato a una soluzione come la nostra” fa tutt’altra impressione rispetto al parlare solo in teoria.
  • Startup innovativa in Italia – che significa? Se stai creando quella che legalmente viene definita startup innovativa in Italia, devi sapere che ci sono requisiti specifici (e vantaggi) previsti dalla normativa. Se rientri in questa categoria, potrai iscriverti al Registro Speciale delle Startup Innovative con la Camera di Commercio. Perché è utile? Perché ci sono una serie di agevolazioni e incentivi: esenzioni da alcune imposte, possibilità di assumere con contratti più flessibili, facilitazioni per accedere a fondi di investimento e bandi pubblici (come il famoso bando Smart&Start di Invitalia), e incentivi fiscali per chi investe nella tua startup. Inoltre, gli investitori “venture capital” specializzati spesso cercano proprio startup innovative con forte componente tecnologica. Nel business plan, se sei una startup innovativa, metti in risalto questa cosa e soprattutto enfatizza la componente di R&D (ricerca e sviluppo) e innovazione: chi legge dovrà capire bene cosa c’è di nuovo nella tua soluzione e perché ha un vantaggio competitivo difficilmente copiabile.
  • Focalizzati e mantieni un approccio agile: prima di iniziare a scrivere, chiarisci a te stesso il focus del tuo progetto. Le startup di successo spesso iniziano molto focalizzate su una cosa specifica fatta benissimo, e solo dopo essersi affermate ampliano l’offerta. Se la tua idea ti porta a dire “faremo un po’ di tutto per tutti”, forse è il caso di restringere il campo. Un business plan convincente racconta una storia chiara e focalizzata. Questo non vuol dire non avere ambizione, ma anzi dimostrare che sai quali sono le priorità. Inoltre, abituati all’idea che il business plan non è scolpito nella pietra: è un documento vivo che potrai e dovrai aggiornare man mano che raccogli nuovi dati o feedback dal mercato. L’approccio “lean startup” insegna proprio questo: pianifica, ma rimani pronto ad adattarti e cambiare rotta se necessario. Quindi non aver paura di aggiornare il piano lungo il percorso.

Un business plan efficace richiede una base solida di partenza. Se avrai fatto i compiti a casa – idea validata, modello di business definito, primi dati raccolti – vedrai che redigere il business plan sarà molto più semplice e lineare.

Come fare un Business Plan per Startup: Sezioni e Struttura Passo-Passo

Arriviamo al cuore della guida. Un buon business plan ha una struttura chiara e logica, composta da varie sezioni fondamentali. Seguire uno schema ordinato ti assicura di coprire tutti gli aspetti chiave del progetto – dall’idea, al mercato, fino ai numeri – senza dimenticare nulla. Qui di seguito ti presentiamo tutte le sezioni essenziali di un business plan per startup, in ordine, con spiegazioni dettagliate su cosa inserire in ciascuna.

Consiglio per la compilazione: spesso conviene scrivere prima tutte le sezioni descrittive (azienda, prodotto, mercato, strategie, ecc.) e solo alla fine redigere l’Executive Summary, quando hai già chiaro ogni dettaglio. In questo modo l’executive summary potrà riassumere efficacemente tutti i punti chiave già sviluppati.

Pronto? Ecco la struttura passo-passo del tuo business plan:

1. Cover Page (Copertina del business plan)

La copertina è la prima pagina del tuo business plan – quella che darà la prima impressione a chiunque lo legga. Anche se è una pagina breve e semplice, è importante curarla bene, perché rappresenta il biglietto da visita della tua startup. E sai come si dice: non c’è mai una seconda occasione per fare una buona prima impressione!

Cosa inserire nella cover page? Ecco una checklist essenziale:

  • Nome della startup e logo: il nome della tua azienda ben in evidenza, accompagnato dal logo (se lo hai già). Questo subito in alto. Il lettore deve capire immediatamente di chi sta leggendo il business plan.
  • Tagline o motto (facoltativo): se hai un breve slogan o una frase che riassume la tua mission/proposta di valore, puoi inserirla sotto il nome. Non è obbligatorio, ma può aiutare a capire al volo di cosa ti occupi. Esempio: “XYZ – la piattaforma che semplifica la gestione inventariale con l’AI”.
  • Dicitura “Business Plan” e data: da qualche parte (in basso o in alto, come preferisci) indica chiaramente che si tratta di un Business Plan e specifica l’anno o la data (es. Business Plan – Anno 2025). Questo perché chi legge sappia subito di fronte a cosa si trova, e in futuro potrai distinguere versioni diverse del documento.
  • Contatti essenziali: inserisci il riferimento principale per contattarti. Tipicamente l’email aziendale, il sito web, la sede legale o operativa, e un numero di telefono. Non serve mettere mille dettagli (tipo nome di tutti i soci, codice fiscale, ecc., quelli andranno semmai nell’appendice o altrove), ma assicurati che chiunque voglia approfondire sappia come raggiungerti. Se hai profili social aziendali attivi e rilevanti (LinkedIn, Twitter/X, ecc.), puoi elencarne le icone/link in piccolo.
  • Elemento grafico coerente: mantieni la grafica pulita e professionale. Usa i colori e il font del tuo brand, se li hai definiti, per dare un tocco di identità. Va bene anche inserire un’immagine di sfondo, solo se è sobria e pertinente (ad esempio, se hai un prodotto fisico, potresti mettere una foto elegante del prodotto in trasparenza). In generale, meglio minimalismo che caos: less is more. La cover deve dare un’idea di professionalità e coerenza stilistica.

Ricorda che la prima impressione conta: una cover page curata trasmette subito professionalità a chi legge (spesso un investitore o un partner). Pensa a quando sfogli un rapporto o un dossier: se vedi subito un frontespizio sciatto o confusionario, parti prevenuto. Viceversa, un design semplice e ordinato comunica che dietro c’è serietà.

Tip: Puoi creare una bella copertina anche con strumenti base (Word, PowerPoint, Canva ecc.). Non serve nulla di elaboratissimo, basta allineare bene gli elementi e usare magari i colori aziendali. Ad esempio: Logo in alto, sotto una riga orizzontale, poi “Business Plan – [Nome Startup]”, poi la tagline, e in fondo i contatti e data. Allineato al centro. Pulito e chiaro.

2. Executive Summary (Sintesi esecutiva)

L’Executive Summary è la sintesi esecutiva del tuo business plan, in altre parole, il riassunto di tutto il piano in 1-2 pagine al massimo. È forse la sezione più importante di tutto il documento, perché molti lettori (soprattutto investitori con poco tempo) leggeranno principalmente questa parte per decidere se vale la pena approfondire il resto.

Anche se l’executive summary è la prima sezione del business plan, il trucco è scriverla per ultima. Perché? Perché solo dopo aver sviluppato tutti i dettagli nelle sezioni successive saprai davvero quali sono i punti chiave da riassumere. Una volta completato il piano, torna all’executive summary e assicurati che tocchi tutti gli aspetti fondamentali emersi, in modo breve e incisivo.

Cosa deve contenere un buon executive summary? Ecco gli elementi che non possono mancare:

  • Descrizione dell’idea e obiettivo principale: apri con 2-3 frasi che spiegano in parole semplici che problema risolvi e con quale soluzione. Questo è il cosiddetto elevator pitch condensato: immagina di dover spiegare la tua startup in mezzo minuto. Esempio: “[Nome Startup] ha sviluppato [soluzione] per risolvere [problema] di [target clienti]. La nostra missione è [breve obiettivo di impatto]”. Sottolinea subito l’elemento differenziante o innovativo: cosa rende la tua soluzione unica rispetto ad altre? Potrebbe essere una tecnologia proprietaria, un brevetto, un modello di business nuovo, ecc.
  • Mercato e target: indica brevemente a chi ti rivolgi e quanto è grande l’opportunità di mercato. Puoi citare una stima di mercato (es. “il mercato X vale Y miliardi di euro e cresce al Z% annuo”) per dare l’idea del potenziale, e specifica il tuo cliente ideale (es. “PMI del settore agricolo, in particolare aziende con meno di 50 dipendenti”). Questa frase rassicura che c’è un pubblico e che sai chi è.
  • Vantaggio competitivo: in 1 frase, riassumi perché vincerai sui concorrenti. Può essere la tecnologia (“usiamo un algoritmo di intelligenza artificiale proprietario”), il modello (“siamo i primi ad offrire questo servizio in abbonamento invece che one-shot”), il team (“un team con 10+ anni di esperienza nel settore”), partnership strategiche, brevetti, ecc. L’importante è far capire che hai qualcosa che ti dà un vantaggio difendibile.
  • Traction e stato attuale: se la startup ha già qualche risultato iniziale, menzionalo assolutamente! Ad esempio: “Già 500 utenti beta stanno usando la nostra app”, oppure “Abbiamo già firmato 2 lettere d’intento con clienti pilota”, o ancora “Abbiamo raggiunto €50K di fatturato nei primi 3 mesi di test”. Queste informazioni danno credibilità. Anche traguardi non economici vanno bene: “prototipo funzionante completato”, “brevettata la tecnologia XYZ”, “ingresso nell’incubatore ABC”. Se invece sei proprio alle primissime fasi e non hai ancora traction, puoi indicare a che punto sei (“MVP in fase di sviluppo, lancio previsto tra 3 mesi”) e magari qualche validazione qualitativa (“sono già arrivate 200 richieste di informazioni da potenziali clienti”).
  • Sintesi delle proiezioni finanziarie: non serve snocciolare tanti numeri (quelli verranno nel piano finanziario), ma cita 1 o 2 numeri chiave che facciano brillare gli occhi. Ad esempio, “puntiamo a raggiungere €1 milione di fatturato entro 3 anni”, oppure “prevediamo di superare il break-even (pareggio) entro il secondo anno”. Puoi menzionare il tasso di crescita atteso, o il numero di clienti attesi a regime. L’idea è dare un assaggio del potenziale economico.
  • Fabbisogno di investimento (se rilevante): se stai usando il business plan per una raccolta fondi (da investitori o banche), nell’executive summary devi assolutamente dire quanto capitale cerchi e per cosa lo userai in grandi linee. Ad esempio: “Cerchiamo un investimento seed di €300.000 in cambio del 10% di equity, da utilizzare principalmente in sviluppo prodotto (50%) e marketing (30%) per accelerare la crescita nei prossimi 18 mesi”. Questo fa capire subito all’investitore qual è la richiesta sul tavolo.

Tono e stile per l’executive summary: entusiasmo concreto. Devi far venire voglia di leggere il resto. Usa frasi brevi, positive, energiche. Mostra la tua passione, ma evita frasi generiche o iperboliche non supportate (“siamo la migliore startup del mondo” non suona credibile). Ogni affermazione che fai dovrebbe poter essere poi approfondita e dimostrata nelle sezioni successive. Ad esempio, se dici “mercato enorme” nel riassunto, nel corpo del BP dovrai avere i dati di mercato a supporto.

Un trucco: spesso è efficace iniziare l’executive summary con una frase che aggancia l’attenzione, magari dipingendo uno scenario. Tipo: “Immagina un mondo in cui [problema] non è più un ostacolo ma viene risolto in un click – è quello che [Nome Startup] sta realizzando.” In una frase hai creato engagement e introdotto il cuore della soluzione.

Ricorda, molti lettori decideranno se proseguire o meno solo leggendo l’executive summary, quindi dedicagli una cura maniacale.

3. Descrizione dell’azienda (Chi siete e cosa fate)

In questa sezione devi presentare la tua startup in modo più dettagliato e “narrativo” rispetto all’executive summary. Pensa di dover raccontare la storia della tua azienda e far capire chi c’è dietro il progetto.

Ecco gli elementi da includere nella descrizione dell’azienda:

  • Breve storia e origine dell’idea: racconta come è nata l’idea e quando avete deciso di trasformarla in impresa. C’è una piccola storia interessante dietro? Ad esempio: “L’idea è nata nel 2023 quando il fondatore, lavorando nel settore X, si è reso conto che [problema] colpiva migliaia di persone. Dopo aver provato sulla sua pelle la frustrazione, ha coinvolto due amici con competenze complementari e insieme hanno deciso di creare [Nome Startup] per risolvere quel problema.” Non serve scrivere un romanzo, ma far capire la genesi aiuta a dare contesto e personalità al progetto. Se ci sono stati traguardi iniziali raggiunti (es. vittoria di un hackathon, prototipo creato in un garage, primi clienti prima ancora di costituire la società), menzionali.
  • Mission e vision: la mission è lo scopo ultimo, il perché fate quello che fate – il valore o l’impatto che volete creare. Puoi formularla in una frase ispirazionale (ma concreta). Esempio: “La nostra missione è rendere il settore XYZ più sostenibile ed efficiente grazie alla tecnologia ABC”. La vision è lo scenario futuro che auspicate di realizzare, la grande ambizione a lungo termine. Ad esempio: “La nostra visione è un mondo in cui [descrizione del cambiamento], e [Nome Startup] vuole esserne il catalizzatore”. Vision e mission servono a comunicare la passione e l’orizzonte ultimo del vostro impegno, e spesso riflettono anche la cultura aziendale e i valori.
  • Valori e cultura (se rilevanti): se la vostra startup ha dei valori forti che guidano le scelte (es. trasparenza, attenzione all’ambiente, centralità del cliente, innovazione continua, inclusività), citarli brevemente può aiutare a definire l’identità dell’azienda. Questo è particolarmente importante se cerchi partner o team member che sposino la stessa filosofia.
  • Forma giuridica e struttura: Specifica che tipo di società siete (SRL? SRLS? startup innovativa registrata?). Ad esempio: “XYZ S.r.l. (startup innovativa) è stata costituita a gennaio 2024, ha sede a Milano ed è attualmente incubata presso l’acceleratore ABC.” Indica se siete in un incubatore/acceleratore o se avete partnership istituzionali – questo aggiunge credibilità. Poi descrivi brevemente l’organizzazione attuale: quanti membri ha il team (co-founder e eventuali primi dipendenti/collaboratori), e se avete suddivisioni in reparti o ruoli chiave già assegnati. Non serve un organigramma dettagliato a questo punto (potresti inserirlo in appendice semmai), però dà l’idea di come siete strutturati.
  • Team fondatore e competenze: anche se avrete una sezione dedicata al Team più avanti, qui puoi già accennare chi sono i fondatori e cosa portano sul tavolo. Ad esempio: “Il team fondatore è composto da Mario Rossi (CEO, 10 anni di esperienza nel settore X), Lucia Bianchi (CTO, PhD in AI e precedenti esperienze in startup high-tech) e Luca Verdi (CMO, esperto di marketing digitale con 5 anni in società Y).” Lo scopo è far capire subito che il team è competente e adatto alla sfida. Qualsiasi elemento che dia credibilità è benvenuto: esperienze rilevanti, premi, ex ruoli di rilievo. Se avete advisor di prestigio o startup mentor importanti, potete citarli (“Ci avvaliamo della consulenza di [Nome Advisor], ex dirigente in [Azienda leader del settore]”).
  • Stato attuale dell’azienda: dove siete ora nel percorso? Avete un prototipo, un prodotto sul mercato, utenti attivi, primi ricavi? Questa informazione può essere fatta rientrare qui o nell’executive summary, ma è utile ribadirla: “Ad oggi [Mese Anno], [Nome Startup] ha [prodotto in beta / 100 clienti paganti / ecc.] e sta preparandosi a [prossimo step, es. lancio ufficiale sul mercato italiano].”.

Struttura della sezione: puoi organizzare questa parte con un breve paragrafo introduttivo (2-3 frasi) che dà l’inquadramento generale (nome, missione in breve, status), e poi magari suddividere in sottoparagrafi interni o bullet mirati per i vari aspetti (storia, mission/vision, team, etc.), in modo da rendere la lettura scorrevole. Ad esempio, potresti usare un elenco puntato per “Punti di forza del team” o simili.

Tono: parla della tua azienda con orgoglio ma anche con concretezza. Evita frasi autocelebrative generiche tipo “siamo i migliori” – preferisci mostrare perché siete bravi con i fatti (“il fondatore ha fatto X, Y, Z”). Fai emergere la passione: chi legge deve percepire che siete carichi e competenti. Usa un tono sicuro ma umile: trasmetti la sensazione “sappiamo quello che facciamo, e lo facciamo con entusiasmo”.

Ad esempio, invece di “siamo un team eccezionale”, potresti scrivere: “Siamo un team unito da una grande passione per [settore] e con competenze complementari: Mario… (breve competenza), Lucia… (breve competenza), ecc. Insieme condividiamo l’obiettivo di [missione].”.

La descrizione dell’azienda deve far avere fiducia in chi siete. Deve far pensare al lettore: “Ok, questi ragazzi hanno una buona testa sulle spalle e il giusto mix di motivazione ed esperienza per portare avanti il progetto.”

4. Prodotti e servizi offerti

Qui entri nel merito di cosa la tua startup offre sul mercato: il prodotto, servizio o piattaforma che avete sviluppato o state sviluppando. L’obiettivo è far capire chiaramente come funziona la vostra soluzione e che valore offre ai clienti.

Ecco come strutturare questa sezione:

  • Descrivi il problema e la tua soluzione: inizia ricordando brevemente qual è il problema/bisogno del cliente a cui rispondi. Una frase per settare il contesto: “Molte piccole imprese [target] faticano a ____ (problema). [Nome Startup] risolve questo problema offrendo ____ (soluzione).” Poi espandi sulla soluzione: descrivi il tuo prodotto/servizio in termini semplici e comprensibili. Immagina di spiegarlo a qualcuno che non ne sa nulla. Evita i tecnicismi, oppure se li usi spiegali. Ad esempio: “Abbiamo creato un’app mobile che permette a [target] di fare X in un decimo del tempo rispetto al metodo tradizionale. L’utente apre l’app, inserisce i dati Y e ottiene immediatamente Z grazie a un algoritmo che ____.”. Se il tuo è un prodotto fisico, descrivi le sue caratteristiche principali e come si usa. Se è un servizio B2B, spiega il processo. Insomma: porta il lettore a visualizzare concretamente la tua soluzione in azione.
  • Focus sull’elemento innovativo/distintivo: cosa rende la tua offerta speciale? Questa parte è cruciale, specie se ci sono tanti prodotti simili sul mercato. Può essere una tecnologia unica dietro le quinte (menziona se usate AI, machine learning, blockchain, brevetti, ecc. in modo comprensibile: es. “usiamo un algoritmo di intelligenza artificiale proprietario che impara dalle preferenze dell’utente per offrire consigli personalizzati”), oppure un modello di servizio nuovo (es. “offriamo X in abbonamento mensile, mentre di solito si paga a consumo”), oppure una caratteristica esclusiva (es. “il nostro dispositivo è l’unico impermeabile e pieghevole allo stesso tempo”). Sottolinea il tuo vantaggio tecnico o concettuale rispetto ad altri. Se hai brevetti depositati o in corso, citane il riferimento (e se non li hai scopri tutti i finanziamenti per i brevetti). Se c’è R&D forte, menziona magari quanti anni/uomo di ricerca avete investito.
  • Benefici e valore per il cliente: dal punto di vista del cliente, quali vantaggi ottiene usando il tuo prodotto/servizio? Risparmio di tempo? Risparmio di denaro? Maggiore comodità? Aumento di vendite? Prova a quantificare o dare esempi. Ad esempio: “Grazie alla nostra piattaforma, un e-commerce manager risparmia circa 10 ore a settimana di lavoro manuale, automatizzando l’analisi degli ordini. Significa meno stress e più tempo da dedicare alle strategie di crescita.” Oppure “Il nostro servizio di consulenza online fa risparmiare in media il 30% sui costi rispetto alle consulenze tradizionali, perché elimina le spese di intermediazione.”. Quando riesci a tradurre le caratteristiche tecniche in benefici concreti, il lettore capisce davvero il valore di ciò che offri.
  • Gamma di prodotti/servizi (se applicabile): se la tua startup ha più di un prodotto o diverse linee di servizi, descrivile brevemente tutte, ma mantieni il focus sul core business. Puoi elencarle con bullet point o sottotitoli interni. Ad esempio: “Offriamo: 1) Software gestionale in cloud per X; 2) App mobile per Y integrata al gestionale; 3) Servizi di training e supporto.”. Spiega come si integrano tra loro, se lo fanno, o quali segmenti diversi coprono. Attento a non creare confusione: se hai tanti prodotti, assicurati di spiegare quale è il principale e quali sono complementari.
  • Stadio di sviluppo: specifica a che punto siete con lo sviluppo del prodotto/servizio. È già disponibile sul mercato? In beta testing? In fase prototipale? Ad esempio: “Attualmente il prodotto è in versione beta privata presso 5 aziende pilota; prevediamo il lancio pubblico tra 3 mesi” oppure “La versione 1.0 è stata lanciata a giugno 2024 e conta già 1000 utenti registrati”. Far capire lo stato attuale aiuta l’investitore a capire il rischio tecnologico e il time-to-market. Se siete in sviluppo, potete anche accennare alla roadmap del prodotto (es. “entro 6 mesi integreremo funzionalità X e Y” – anche se poi la roadmap dettagliata la mettete in una sezione successiva).
  • Esempio d’uso (facoltativo ma efficace): per prodotti complessi, può essere utile raccontare un caso concreto: “Ad esempio, pensa a Giulia, e-commerce manager di una PMI: ogni mattina doveva fare X manualmente, perdendo ore. Con la nostra piattaforma, Giulia ora fa tutto con un click e in 5 minuti ha pronto Y. In 6 mesi la sua azienda ha aumentato le vendite del 10% grazie al tempo risparmiato che ha investito in marketing.”. Un mini storytelling come questo rende tangibile l’utilità del prodotto.

Ricorda di mantenere un linguaggio semplice. Se devi nominare qualcosa di tecnico, aggiungi una breve spiegazione in parole comuni. Ad esempio: “utilizziamo l’analisi predittiva (in pratica, un sistema che analizza i dati passati per prevedere eventi futuri) per ottimizzare le scorte di magazzino.”. In questo modo anche un investitore non tecnico capirà la sostanza.

Tono: in questa sezione puoi far trasparire il tuo entusiasmo per la soluzione, ma controllalo con professionalità. Fai capire che credi fermamente nel prodotto, ma allo stesso tempo sii affidabile nelle descrizioni. Evita frasi tipo “il nostro prodotto è il migliore in assoluto” – meglio dire cosa lo rende migliore e lasciare che il lettore tragga le sue conclusioni. Usa il “tu” quando parli dei benefici (metti il lettore nei panni del cliente). Ad esempio: “Grazie a questa soluzione tu (cliente) potrai ridurre X e ottenere Y, senza doverti preoccupare di Z…”.

Spiega bene cosa offri e perché è fantastico. Dopo aver letto questa sezione, un potenziale investitore o partner dovrebbe dire: “Ok, ho capito esattamente cosa fanno e perché la loro soluzione è utile e diversa dalle altre.”

5. Analisi del cliente e del problema

In questa sezione devi dimostrare di conoscere a fondo i tuoi clienti target e il problema (o bisogno) specifico che stai risolvendo per loro. È fondamentale perché investitori e partner vogliono vedere che hai empatia verso il tuo mercato e che il tuo prodotto nasce da un’esigenza reale.

Ecco come impostare l’analisi del cliente e del problema:

  • Identifica i tuoi target (buyer personas): descrivi chiaramente chi sono i clienti ideali della tua startup. Puoi delineare 2 o 3 buyer persona, ovvero profili-tipo dei tuoi clienti. Dare persino un nome fittizio aiuta! Ad esempio: “Giulia, 35 anni, marketing manager in una PMI del settore moda, che ha bisogno di gestire l’e-commerce in modo più efficiente ma ha poco tempo e budget”. Oppure “Luca, 28 anni, studente universitario fuori sede, deve trovare un alloggio economico rapidamente ogni anno accademico”. Per ciascun profilo, indica le caratteristiche chiave: età (se rilevante), professione, contesto, bisogni, frustrazioni, obiettivi. Importante: sottolinea i problemi specifici che quel tipo di cliente affronta e che la tua soluzione risolve. Ad esempio: “Giulia passa 3 ore al giorno a raccogliere dati da diversi sistemi – è stressata e rischia errori (problema). Con il nostro software, in 10 minuti al giorno fa tutto, liberando tempo per altre attività (soluzione).” Presentando 2-3 personas copri diversi segmenti, dimostri di aver pensato alle varie categorie di clientela.
  • Il problema che risolvi (pain point): qui vai ancora più a fondo sul perché il cliente ha bisogno della tua soluzione. Descrivi in termini concreti i “pain”: qual è la difficoltà, l’inefficienza o la necessità insoddisfatta che il tuo target vive? Se esistono già soluzioni alternative, perché non funzionano bene? Ad esempio: “Oggi le PMI per fare X usano Excel e molta manodopera: è lento, soggetto a errori e non è scalabile se l’azienda cresce”. Oppure: “Un turista che arriva in una nuova città spesso perde ore per trovare un deposito bagagli (problema), perché i servizi esistenti sono pochi e mal segnalati”. Dipingi la scena problematica in modo che il lettore quasi senta la frustrazione del cliente. Puoi anche citare dati: es. “il 60% dei marketing manager in PMI dichiara che la parte analitica ruba tempo prezioso alla creatività” – questo evidenzia il bisogno di ottimizzazione.
  • Come il tuo prodotto risolve il problema: Anche se l’hai già spiegato nella sezione prodotto, qui fallo dal punto di vista del cliente. Dopo aver descritto il pain, completa lo scenario: “La nostra soluzione permette a Giulia di… (risolvere il pain) in modo… (più veloce, più economico, più semplice). Ad esempio, invece di 3 ore ora impiega 15 minuti.”. Questo rafforza la value proposition legandola direttamente alle esigenze del cliente.
  • Dimensione del problema: se riesci, dai un’idea di quanto è sentito questo problema. Magari con qualche dato di mercato o sondaggio. Esempio: “Secondo uno studio di [fonte], il 78% delle aziende manifatturiere fatica a trovare competenze digitali per ottimizzare la produzione – un gap che la nostra piattaforma colma fornendo strumenti intelligenti utilizzabili anche da non esperti.”. Questi dati quantitativi danno peso al problema e fanno capire che non è solo una tua percezione.
  • Esempio concreto o mini-storia: ancora una volta, puoi utilizzare un micro-storytelling. Tipo: “Immagina Giulia, la nostra marketing manager: ogni lunedì apre 5 report diversi e passa la mattina a copiare/incollare dati per fare un resoconto settimanale. È un lavoro noioso e suscettibile di errori. Con [Nome Startup], Giulia apre un unico pannello, vede tutte le metriche aggiornate in tempo reale e in 5 minuti prepara il report. I suoi lunedì mattina sono cambiati radicalmente – e l’azienda prende decisioni più rapide perché ha i dati subito disponibili.”. Una storiella così fa capire esattamente il prima/dopo dal punto di vista del cliente.

Struttura: Puoi organizzare questa sezione in due sottoparti: “Clienti target” e “Problema e soluzione”. Oppure fare un elenco di “Problemi dei clienti” e accanto “Soluzione offerta”. L’importante è essere chiaro e schematizzare se possibile, perché è facile perdersi in troppe parole. Un’idea carina è usare magari un piccolo elenco puntato per riassumere le principali esigenze del cliente. Ad esempio:

  • Problema 1: [descrizione] – Soluzione: [come lo risolve la tua startup]
  • Problema 2: … – Soluzione:

Tono: questa parte deve essere empatica e focalizzata. Fai capire che conosci davvero il tuo cliente, quasi come se fossi stato nei suoi panni (magari è così!). Usa il “tu” per far immedesimare: “Ti sarà capitato di…, Non è frustrante quando…?”. Mostra comprensione per le sue sfide e poi appare la tua startup come “l’eroe” che viene a risolverle. Mantieni comunque uno stile professionale – stai pur sempre scrivendo un documento business – ma non aver paura di usare un linguaggio leggermente emotivo quando descrivi i pain (es. “faticoso, frustrante, inefficiente, oneroso”).

Alla fine di questa sezione, chi legge deve essere convinto che 1) c’è un problema concreto e rilevante sul mercato, 2) tu sai esattamente di cosa hanno bisogno i clienti e 3) la tua soluzione calza a pennello a risolvere quel problema. Se queste tre cose emergono chiaramente, hai fatto centro.

6. Analisi di mercato e concorrenza

Adesso è il momento di allargare lo sguardo e dimostrare che conosci bene il mercato in cui ti muovi e chi sono i tuoi concorrenti. Questa sezione serve a contestualizzare la tua startup: far vedere qual è l’opportunità di mercato (quanto è grande, come sta evolvendo) e come ti posizioni rispetto ad altre soluzioni esistenti. In pratica, devi rispondere a due domande: “C’è spazio per noi nel mercato?” e “Perché i clienti dovrebbero scegliere noi anziché i concorrenti?”.

Ecco come suddividere l’analisi:

a. Analisi di mercato:

  • Dimensioni e crescita del mercato: Fornisci una panoramica del tuo settore di riferimento. Se possibile, cita il TAM, SAM, SOM – sono acronimi utili per quantificare il mercato:
    • TAM (Total Addressable Market): il mercato totale teorico, ovvero quanto vale in totale la domanda per il tuo tipo di prodotto/servizio su scala geografica ampia (mondo o paese, a seconda). Esempio: “Il mercato globale delle soluzioni di e-learning vale 200 miliardi di euro nel 2025”.
    • SAM (Serviceable Available Market): la porzione di TAM a cui tu puoi realisticamente rivolgerti nel breve termine (ad esempio un sottosegmento geografico o di pubblico). “In particolare, il segmento di mercato europeo delle piattaforme e-learning per professionisti vale circa 20 miliardi”.
    • SOM (Serviceable Obtainable Market): la quota che speri di catturare tu, spesso espressa in % o in valore su tot anni. “Il nostro obiettivo è raggiungere lo 0,5% del mercato europeo (SOM) nei primi 5 anni, equivalente a ~100 milioni di euro di fatturato annuo”.
      Non sempre avrai dati precisi per TAM/SAM/SOM, ma anche stime ragionate fanno capire l’ordine di grandezza e l’ambizione.
  • Trend e tendenze: Descrivi le principali tendenze in atto nel tuo mercato, soprattutto quelle che giocano a tuo favore. Ad esempio: crescita annua del settore, cambiamenti tecnologici, nuovi bisogni post-pandemia, normative che aprono opportunità, ecc. Esempio: “Il mercato sta crescendo del 15% l’anno, trainato dalla digitalizzazione post-Covid e dalla necessità di formazione online continua”. Se ci sono dati o report di società di ricerca, citane qualcuno (anche qualitativo del tipo: “McKinsey prevede che entro il 2030 l’80% delle imprese userà strumenti di AI nella logistica” – se la tua startup è in quel campo, è un bel segnale). Questa parte serve a dimostrare che il vento soffia nella direzione giusta per voi.
  • Opportunità e barriere: Puoi menzionare fattori di opportunità (es. domanda crescente in un certo segmento di utenti, scarsità di soluzioni per una certa nicchia, etc.) e anche minacce/barriere all’ingresso (es. mercato regolamentato, presenza di big player, dipendenza da una tecnologia costosa). Mostrare di essere consapevole delle barriere ti rende più credibile. Magari alcune minacce le svilupperai nella SWOT di seguito.
  • Segmenti di clientela e geografie: Se il tuo mercato è molto vasto, può aver senso specificare su quali segmenti ti focalizzi inizialmente. Ad esempio: “Il mercato è composto da PMI, grandi imprese e freelance. Noi inizialmente ci focalizzeremo sulle PMI manifatturiere in Italia, per poi espanderci ad altri settori e paesi europei”. Questo fa capire come ti inserisci nel contesto generale.

b. Analisi della concorrenza:

  • Concorrenti diretti: Elenca i principali competitor che offrono una soluzione simile alla tua allo stesso tipo di clientela. Tipicamente 3-5 nomi noti (se ce ne sono). Per ciascuno, puoi fare un breve commento su cosa offrono e come operano. Ad esempio: “Competitor A – piattaforma già affermata negli USA, offre servizio simile ma focalizzato su grandi aziende, con costi elevati; Competitor B – startup tedesca nata nel 2021, ha un prodotto paragonabile ma senza funzionalità di AI; Competitor C – soluzione tradizionale offline (società di consulenza), costosa e poco scalabile.”. Puoi organizzare queste info anche in tabella comparativa per evidenziare differenze di caratteristiche (se formato lo consente, in un documento Word/PDF potresti mettere una tabella con righe = feature e colonne = tu e competitor).
  • Concorrenti indiretti/soluzioni alternative: A volte i tuoi competitor più grandi non sono “aziende X” ma il modo in cui si fa attualmente la cosa. Ad esempio: Excel e carta&penna possono essere competitor se la gente oggi risolve il problema manualmente. Oppure un’altra categoria di soluzioni che affronta lo stesso bisogno in modo diverso. Citalo: “Alternativa attuale: fare tutto manualmente, con dispendio di tempo ed errori” oppure “Software generalisti che però non sono pensati per questo specifico settore”. Questo dimostra che hai guardato tutte le opzioni dal punto di vista del cliente.
  • Vantaggi e svantaggi comparativi: Dopo aver presentato i competitor, spiega perché tu hai un vantaggio. Questa è praticamente la domanda “perché un cliente dovrebbe scegliere voi e non loro?”. Potresti dire: “Nessun concorrente unisce le nostre due caratteristiche chiave X e Y”, oppure “Abbiamo un vantaggio di prezzo: costiamo il 50% meno della soluzione più popolare”, oppure “La nostra tecnologia brevettata ci dà un vantaggio di 2 anni sulla concorrenza”. Se ci sono punti deboli che riconosci di avere rispetto ad alcuni concorrenti (es. sei nuovo e hai meno trust), non ignorarli del tutto – potresti menzionarli ma spiegare come conti di superarli (ad es. partnership, certificazioni, etc.).
  • Analisi SWOT (Strengths, Weaknesses, Opportunities, Threats): Spesso all’interno dell’analisi di mercato/concorrenza si inserisce una mini SWOT analysis. È un ottimo modo per riassumere forze, debolezze, opportunità, minacce del tuo progetto in relazione al mercato. Puoi presentarla in un riquadro o elenco:
    • Punti di forza (Strengths): ciò che controlli tu e ti avvantaggia (es. team esperto, tecnologia innovativa, costi bassi, ecc.).
    • Punti di debolezza (Weaknesses): aree interne da migliorare (es. poca esperienza commerciale nel team, dipendenza da un partner, margini iniziali bassi).
    • Opportunità (Opportunities): fattori esterni positivi da sfruttare (es. mercato in forte crescita, nicchia poco servita, cambi legislativi favorevoli).
    • Minacce (Threats): fattori esterni rischiosi (es. possibile entrata di un big player, crisi economica, evoluzione tecnologica rapida che può superare la vostra).
      Ad esempio, una SWOT sintetica potrebbe essere:
    • Forze: algoritmo AI proprietario, modello scalabile, alta fidelizzazione dei beta tester.
    • Debolezze: risorse finanziarie limitate, assenza di uno storico di brand, dipendenza dai dati forniti da terzi.
    • Opportunità: settore con domanda in crescita doppia cifra, digitalizzazione accelerata dal PNRR, pochi competitor focalizzati sulle PMI.
    • Minacce: potenziale reazione dei big del settore, evoluzione normativa incerta su gestione dati, eventuale recessione che riduca i budget IT delle aziende.
      La SWOT mostra che hai una visione a 360° realistica. Inoltre, come dice un proverbio nel settore, un business plan senza l’analisi SWOT è come partire per il mare senza controllare il meteo: dimostra leggerezza. Quindi meglio includerla!

Tono: in questa parte devi essere autorevole e obiettivo. Fai vedere che hai studiato i numeri e sai di cosa parli, ma cerca di non annoiare con linguaggio troppo da “analista finanziario”. Mantieni la semplicità: spiega i concetti come faresti a un collega intelligente ma non esperto del tuo settore. Usa dati concreti quando li hai, citando la fonte se necessario (es. un dato Eurostat o di una ricerca di mercato importante, che puoi mettere a piè di pagina o tra parentesi).

Quando parli dei competitor, evita di parlarne male in modo gratuito. Riconosci i loro meriti ma sottolinea dove tu fai meglio. Ad esempio, “Competitor X ha aperto la strada in questo mercato, segno che c’è domanda; tuttavia la loro soluzione si concentra su grandi aziende, lasciando scoperto il segmento PMI dove entriamo noi”. Questo suona molto meglio di “Competitor X fa schifo” e risulta più credibile.

Infine, fai emergere sicurezza ma non arroganza: devi far capire che c’è spazio per te e che hai un piano per ritagliarti la tua fetta, pur essendo consapevole del contesto competitivo. Se riesci a far vedere che sai dove ti infili e perché vincerai, il lettore penserà: “Ok, questi hanno fatto i compiti e non stanno lanciandosi alla cieca in un mercato affollato”.

7. Strategia di lancio e marketing (Go-to-Market)

Avere un gran prodotto non basta: devi portarlo nelle mani (o sugli schermi) dei tuoi clienti. Questa sezione spiega come la tua startup entrerà sul mercato e raggiungerà i clienti, ovvero il tuo piano di marketing e vendita, spesso chiamato anche Go-to-Market strategy. L’obiettivo è far vedere che non solo hai un bel progetto, ma sai anche come farlo crescere in termini commerciali.

Ecco cosa trattare nella strategia di lancio e marketing:

  • Posizionamento e messaggio chiave: Definisci come vuoi posizionarti nella mente dei clienti. Sei la soluzione premium di alta qualità? Oppure l’opzione economica e accessibile? O magari innovativa e tecnologicamente avanzata? Decidere il posizionamento influenza tutto il resto: prezzo, comunicazione, canali. Ad esempio: “Ci posizioneremo come la piattaforma di e-learning specializzata per marketer, facile da usare e accessibile anche alle piccole aziende – una sorta di ‘Netflix della formazione marketing’.”. Insieme al posizionamento, pensa a un messaggio chiave da comunicare: una frase o concetto che racchiuda il valore per il cliente. Esempio: “Impara in modo facile ciò che ti serve per far crescere il tuo business – tutto in un’unica piattaforma.”. Questo messaggio guiderà campagne e pitch promozionali.
  • Strategia di marketing (il marketing mix): Qui entra nel dettaglio dei canali e strumenti che userai per farti conoscere e acquisire clienti. Puoi suddividerla usando magari il vecchio caro framework delle 4P (Prodotto, Prezzo, Punto vendita (Place), Promozione) o delle 4C (Cliente, Costi, Convenienza, Comunicazione). Oppure semplicemente elenco per categorie:
    • Prodotto: (già descritto prima, quindi qui basta dire come influisce sul marketing, es. se offri trial gratuiti, versioni freemium per attirare utenti…).
    • Prezzo: spiegare la tua strategia di pricing (lo riprenderai anche nel piano finanziario). Sei premium con prezzo alto e margine alto? Oppure puntate su volumi con prezzo basso? Offri abbonamenti mensili, annuali, pay-per-use? Ad esempio: “Modello di business in abbonamento freemium: offriamo funzionalità base gratuite per attirare utenti, con tre piani premium da €29, €99 e €299/mese per diverse esigenze. Puntiamo su un prezzo competitivo per entrare sul mercato e fidelizzare, con possibilità di aumentare i prezzi quando avremo funzionalità avanzate uniche.”. Spiega anche se fai sconti lancio, pacchetti annuali scontati, etc. Questo fa capire come guadagnerai e come ti posizioni rispetto ai concorrenti in termini di valore/prezzo.
    • Place (Canali di distribuzione): come arriverà il tuo prodotto al cliente? Se è un software SaaS, sarà attraverso il tuo sito web (modello self-service) o con l’aiuto di un team commerciale? Se è un prodotto fisico, vendi online (e-commerce proprio, Amazon, ecc.) o tramite negozi/distributori? Dettaglia la catena: ad esempio “La vendita avverrà principalmente online tramite il nostro sito (con onboarding digitale). Per i clienti enterprise, il nostro team sales li seguirà personalmente. Inoltre, stiamo stringendo partnership con rivenditori locali per raggiungere il segmento PMI tradizionali.”. Se hai già accordi di distribuzione, menzionali (es. “abbiamo un accordo con la federazione XYZ per promuovere il prodotto ai loro associati”).
    • Promozione (Marketing communication): qui elenca i canali di marketing che utilizzerai per far conoscere il prodotto e generare lead/clienti. Sii specifico e spiega il perché di ciascun canale in relazione al tuo target:
      • SEO & Content Marketing: punterai sul farti trovare su Google? Creerai un blog o risorse utili che attirino il tuo target? “Es. Pubblicheremo 2 articoli settimanali sul blog aziendale rispondendo alle domande comuni dei nostri clienti (content marketing), per posizionarci sui motori di ricerca e attirare traffico qualificato (SEO).”
      • Social Media Marketing: quali piattaforme? “Utilizzeremo LinkedIn per raggiungere decision maker B2B con contenuti informativi e case study; su Instagram e TikTok punteremo a brevi video dimostrativi per attirare un pubblico giovane di freelance.”.
      • Online Advertising (SEM/Facebook Ads…): prevedi campagne a pagamento? “Allo start investiremo in campagne Google Ads sulle keyword più legate al nostro settore, e in annunci su Facebook/Instagram targettizzati per interessi correlati. Il budget marketing iniziale è di €X al mese con focus sull’ottimizzazione del costo di acquisizione cliente.”.
      • Email Marketing & Newsletter: “Costruiremo una mailing list offrendo un ebook gratuito sul tema X in cambio dell’email, per poi nutrire i lead con newsletter mensili ricche di consigli e promuovere le nostre offerte.”.
      • PR & Media: pensi di far parlare di te su giornali, riviste, blog di settore? “Prepararemo comunicati stampa per il lancio ufficiale e cercheremo coverage su testate come TechCrunch, IlSole24Ore sezione innovazione, etc. Inoltre punteremo a partecipare a eventi di settore e concorsi startup per aumentare la visibilità.”.
      • Eventi e fiere: se è rilevante, menziona la partecipazione a fiere di settore, meet-up, webinar, ecc. “Presenteremo la nostra soluzione alla fiera annuale XYZ, e stiamo organizzando webinar educativi in partnership con l’associazione ABC.”.
      • Referral e partnership: “Implementeremo un programma referral: i clienti che portano amici ottengono uno sconto. Inoltre, partneremo con [azienda complementare] per cross-promozione.”.
      • Influencer/KOL marketing: se nel tuo settore ci sono influencer o Key Opinion Leader, potresti prevedere collaborazioni. “Coinvolgeremo 5 micro-influencer su LinkedIn specializzati in [argomento] per provare la piattaforma e condividerne l’esperienza col loro pubblico.”.
      Elenca insomma i 4-5 canali chiave su cui ti concentrerai (non dire “li faccio tutti” se sei piccolo, meglio pochi ma chiari e adatti al tuo target). Per ciascuno, aggiungi una frase su come li userai.
  • Strategia di vendita (sales strategy): Non tutte le startup vendono nello stesso modo. Spiega come avverrà la conversione da interesse a cliente pagante. Hai una forza vendita interna? “Abbiamo un sales team di 3 persone che contatterà direttamente le aziende target medio-grandi, con cicli di vendita di ~3 mesi.”. Oppure vendi self-service: “Il prodotto ha trial gratuito di 14 giorni, dopodiché l’utente può acquistare un piano direttamente dal sito con carta di credito. Stiamo implementando un inside sales team che seguirà via call i lead generati online per massimizzare la conversione.”. Se hai un funnel delineato, descrivilo: es. awareness (social ads) -> interesse (iscrizione webinar) -> trial -> conversione (call di vendita). Questo mostra che hai pensato al percorso del cliente.
  • Supporto e customer experience: Una startup che pensa alla crescita deve anche pensare a come mantenere i clienti soddisfatti. Puoi accennare a come gestirai il customer service, on-boarding, ecc. Ad esempio: “Offriremo un supporto clienti dedicato via chat e email con SLA di risposta 24h, fondamentale per fidelizzare gli utenti. Inoltre creeremo una knowledge base e community online per aiutare i clienti a sfruttare al meglio il prodotto.”.
  • KPI e metriche chiave: Indica come misurerai il successo delle tue iniziative di marketing e vendite. Ad esempio: “Monitoreremo il costo di acquisizione cliente (CAC) per assicurarci che sia sostenibile rispetto al valore medio per cliente (LTV). Puntiamo a un LTV/CAC > 3x entro 12 mesi. Altre metriche chiave saranno: tasso di conversione dal sito (da visitatore a trial, da trial a cliente pagante), tasso di churn (abbandono) mensile, retention degli utenti a 6 mesi, ARPU (ricavo medio per utente) e ROI delle campagne marketing.”. Non serve elencarle tutte se non le hai chiare, ma menzionarne un paio dà l’idea che gestirai l’azienda in modo data-driven. Per esempio, tutti gli investitori adorano sentire che monitorerai LTV vs CAC, perché indica che sai che acquisire clienti costa e che vuoi assicurarti che un cliente porti più ricavi di quanto costa acquisirlo.
  • Tempistiche chiave del go-to-market: Puoi inserire brevemente se farai un lancio in fasi: ad esempio beta privata Q3 2025, lancio pubblico Q4 2025 in Italia, espansione in EU nel 2026, ecc. (Anche se magari dettagli più precisi li metterai nella roadmap nella sezione successiva).
  • Budget marketing: se utile, cita quanto destinerai al marketing nei primi periodi (lo avrai nel piano finanziario). Es: “Abbiamo allocato il 30% del nostro budget per iniziative di marketing nel primo anno, pari a circa €50k, concentrati principalmente su campagne digitali mirate e creazione di contenuti.”. Questo fa capire che hai allineato i sogni (strategia) con la realtà (risorse).

In breve, questa sezione deve convincere che hai un piano concreto per conquistare il mercato. Non basta “il prodotto è bello e la gente verrà da sé”. Devi dimostrare di sapere dove trovare i tuoi clienti e come convincerli.

Tono: pragmatico e fiducioso. Qui devi trasmettere la sensazione “abbiamo un piano d’azione chiaro e sappiamo come eseguirlo”. Usa frasi attive e decise: “Faremo X, Investiremo in Y, Ci concentreremo su Z”. Evita il condizionale e i troppi “potremmo, vorremmo”. Se qualcosa è incerto, meglio non metterlo; parla delle strategie che sei abbastanza sicuro di perseguire.

Mantieni il linguaggio semplice anche nel marketing: se dici “CAC” o “LTV”, magari aggiungi tra parentesi la spiegazione per sicurezza (costo acquisizione cliente, lifetime value). Oppure puoi decidere di non entrare in acronimi qui e riservarli alla parte finanziaria. Dipende dal pubblico: se sai che leggeranno investitori navigati, i termini li conoscono; ma se ci sono anche banche o partner meno avvezzi, meglio esplicitare.

Una frase di esempio conclusiva potrebbe essere: “In sintesi, la nostra strategia di go-to-market combina marketing digitale mirato e approccio diretto sul campo: vogliamo farci trovare dai clienti che ci cercano online e, allo stesso tempo, portare attivamente la nostra soluzione nelle aziende tramite partnership e attività commerciali. Monitoreremo costantemente i risultati per ottimizzare le campagne e assicurare che ogni euro speso in marketing generi un ritorno misurabile.” – una chiusura così comunica padronanza e flessibilità.

8. Roadmap e prossimi passi

Investitori e lettori vogliono sapere dove stai andando e quali sono le prossime tappe per la tua startup. Ecco perché inserire una roadmap – un piano temporale degli obiettivi e milestones – è fondamentale. In questa sezione mostri che hai pensato al futuro in modo concreto, con step by step che portano la startup dall’oggi a un domani di successo.

Ecco come strutturare la roadmap:

  • Timeline con obiettivi a breve, medio, lungo termine: È utile suddividere per orizzonte temporale. Ad esempio:
    • Entro i prossimi 6 mesi: lista di 2-3 obiettivi chiave ravvicinati (short term). Esempio: “Q3 2025: Completare sviluppo versione beta e testarla con 50 utenti pilot; Q4 2025: Lancio ufficiale sul mercato italiano; fine 2025: raggiungere almeno 1.000 utenti registrati e 100 clienti paganti.”.
    • Entro 12-18 mesi: obiettivi di medio termine (indicativamente l’anno successivo). Es: “2026: Espansione in un secondo paese europeo (Spagna) entro Q3; Lancio versione 2.0 del prodotto con funzionalità X; Superare €500k di fatturato annuale; Raggiungere break-even operativo entro fine 2026.”.
    • 2-3 anni: obiettivi più strategici di lungo termine (3 anni in startup sono già long term!). Es: “2027: Espansione a tutta Europa; 10k clienti paganti; Lancio di una nuova linea di prodotto complementare (es. modulo AI avanzato); Serie A funding di €5M per scalare globalmente.”.
      Puoi presentare queste info in forma di elenco puntato con l’indicazione temporale all’inizio (es. Q1 2026: …). Oppure in prosa, ma l’elenco puntato risulta chiaro e leggibile. Alcuni usano anche una rappresentazione grafica (timeline orizzontale), ma in un testo scritto descrittivo è meno fattibile. Mantieni la chiarezza: pochi punti, specifici e misurabili.
  • Milestones chiave: Evidenzia tra gli obiettivi quali sono le milestone più significative – i traguardi “big” che cambiano lo status della startup. Ad esempio: rilascio prodotto, primo 100 clienti, raggiungimento break-even, ottenimento certificazioni/regolamentazioni, primo contratto con big client, nuovo round di finanziamento, ecc. Puoi metterli nella timeline, ma magari li sottolinei con un breve commento. Tipo: “(Milestone: break-even)”.
  • Risorse necessarie e assunzioni: Collega gli obiettivi alle risorse richieste. Se per fare X dovrai assumere personale o investire in qualcosa, menzionalo. Ad esempio: “Q2 2026: Apertura sede in Spagna e assunzione di 2 business developer locali per espansione – preparazione al lancio in Spagna.”. Oppure “Entro fine 2025: ampliare il team tech con 3 nuovi sviluppatori per accelerare lo sviluppo delle funzionalità AI avanzate previste per 2026.”. Questo mostra che hai pensato anche al “come” realizzare gli step, non solo al cosa.
  • Dipendenze e ipotesi chiave: Se alcuni passi dipendono da altri (o da eventi esterni), è onesto evidenziarlo. Es: “Lancio in USA nel 2027 (condizionato all’ottenimento della certificazione FDA entro 2026)” se sei medtech. Non serve mettere troppi condizionali, ma far capire che sei conscio di eventuali gating items dà credibilità.
  • Piani alternativi (accenno): Non serve dilungarsi, ma se avete in mente alternative in caso di ritardi/pivot, puoi accennarli. Ad esempio: “Se entro metà 2026 vedremo più trazione su un certo segmento di clienti, la roadmap verrà adattata per focalizzarsi su quello (es. anticipando sviluppo feature specifiche per quel segmento).”. Questo comunica flessibilità, ma attenzione a non complicare troppo: la roadmap base deve comunque emergere chiara.
  • Visualizza i successi progressivi: Una buona roadmap fa percepire una progressione logica e realistica. In pratica, si dovrebbe intuire che prima fai A, grazie a quello puoi fare B, poi arrivi a C. Ad esempio: prima sviluppi e lanci in piccolo, poi migliori il prodotto, poi scali altrove, ecc. Se i passi sono troppo slegati potrebbe sembrare confuso. Assicurati che il filo conduttore sia visibile.
  • Perché la roadmap è fattibile: Puoi concludere con una frase di commento tipo: “Abbiamo fissato obiettivi sfidanti ma raggiungibili: il nostro approccio è step-by-step, convalidando ogni fase prima di passare alla successiva. Questa roadmap ci permette di crescere in modo sostenibile, adeguando le risorse via via che aumentano i ricavi e minimizzando i rischi.”. Così rassicuri che non è una lista dei desideri, ma un piano calibrato.

Tono: determinato, organizzato, orientato all’azione. Fai trasparire che sei focalizzato e sai esattamente quali sono i tuoi prossimi passi. Evita vaghezze tipo “in futuro faremo X” senza indicare quando. Dai tempi e numeri se puoi (anche indicativi). Ad esempio, “In 12 mesi puntiamo ad espanderci in 3 nuove città” suona meglio di “Nel prossimo futuro ci espanderemo molto”.

Mostrati realista: è meglio promettere un po’ meno ed eventualmente battere le aspettative, che scrivere una roadmap da sogno impossibile. Gli investitori sanno che è meglio prudenza che hype. Quindi se pensi di poter fare X, magari nel BP scrivi X senza gonfiarlo a X*2. Però fai vedere anche ambizione – è un equilibrio sottile. Diciamo: realisticamente ambiziosi.

Per esempio, se una startup dicesse: “tra 1 anno saremo leader mondiali” suona ridicolo; se invece dice “tra 1 anno contiamo di aver validato il modello in Italia e di prepararci ad aggredire un mercato estero” è credibile e comunque ambizioso.

Concludi magari la sezione con una nota positiva sul fatto che hai chiari i passi e sei pronto a eseguirli. Es: “La nostra roadmap ci guida verso obiettivi precisi: sappiamo dove vogliamo essere tra 6, 12, 24 mesi, e lavoriamo ogni giorno per trasformare questi target in realtà.”. Chi legge deve percepire: “questi hanno il calendario alla mano e non perdono tempo”.

9. Il Team

Le idee contano, ma sono le persone che le realizzano. Gli investitori spesso dicono: “meglio un team eccezionale con un’idea così così, che un’idea geniale con un team mediocre”. Insomma, in una startup il team è tutto o quasi. In questa sezione devi presentare chi sono le persone chiave del tuo progetto e perché sono quelle giuste per portarlo al successo.

Cosa inserire nella sezione Team:

  • Fondatori e ruoli: Elenca i membri fondatori e gli eventuali membri del management team (se avete già figure non founder ma importanti, tipo responsabili di area). Per ognuno indica nome, ruolo e due righe di bio che evidenzino le competenze rilevanti. Ad esempio:
    • Mario Rossi – CEO & Co-founder. Laurea in Economia, 10 anni di esperienza nel settore [settore del progetto] presso [azienda importante]. Si occupa della strategia aziendale e delle relazioni con gli investitori.
    • Lucia Bianchi – CTO & Co-founder. Ingegnere informatico, ex sviluppatrice senior in [azienda tech nota]. Esperta di AI e machine learning, guida lo sviluppo tecnologico della piattaforma.
    • Luca Verdi – CMO & Co-founder. Background in marketing (ex marketing manager in [azienda rilevante]), specializzato in digital marketing. Responsabile dell’acquisizione utenti e crescita.
    Presentati così, sembra quasi un mini biglietto da visita per ciascuno. Se i ruoli non sono definiti in titoli classici, puoi descrivere: “Product lead”, “responsabile operazioni”, etc.
  • Competenze chiave e complementarità: Dopo aver elencato individualmente, sottolinea se vuoi come il team copre bene tutte le aree: “Abbiamo competenze complementari: Mario conosce bene il business e il settore, Lucia porta eccellenza tecnica, Luca domina il marketing digitale. In aggiunta ci avvaliamo di [eventuale altra figura: es. un CFO part-time con esperienza finanziaria] per coprire gli aspetti finanziari.”. Così fai capire che la squadra nel complesso è bilanciata e completa. Se manca qualcosa, mostra che ne sei consapevole e magari c’è un piano per colmare (es. “Prevediamo di inserire un Head of Sales con esperienza nel settore entro il prossimo anno per rafforzare la parte commerciale.”).
  • Risultati o credenziali degne di nota: Se qualcuno del team ha risultati notevoli, mettili in risalto! Ad esempio: “Lucia ha depositato 2 brevetti nel campo dell’AI”, oppure “Mario in passato ha già co-fondato una startup poi acquisita da XYZ”, o “Luca ha gestito campagne di marketing con budget milionari per grandi brand”. Queste info aumentano la credibilità del team.
  • Advisors e partner chiave: Se avete mentor, advisor, investitori iniziali o partner importanti associati al team, menzionali. Ad esempio: “Nel nostro advisory board figura il Prof. Giorgio Neri, docente di AI al Politecnico, che ci supporta sulla strategia tech”, oppure “Siamo supportati da [Nome], ex direttore marketing di [big company], come mentor per la crescita”. Oppure: “Facciamo parte dell’acceleratore XYZ, dove abbiamo accesso a mentor e consulenti di alto profilo.”. Questo fa capire che, pur essendo magari giovani, vi circondate di esperienza.
  • Struttura attuale e hiring plan: Puoi dire quanti siete in totale ora (es. “Team di 5 persone full-time + 2 collaboratori esterni”) e se prevedete di crescere: “Contiamo di raddoppiare il team tecnico nei prossimi 12 mesi assumendo sviluppatori mobile e data scientists per sostenere lo sviluppo prodotto.”. Questo è in linea con la roadmap se avevi parlato di assunzioni.
  • Cap table (opzionale): Non sempre va nel business plan, ma se vuoi e se è rilevante per chi legge (es. investitori), potresti accennare alla struttura societaria: chi detiene le quote e se avete già investitori. Qualcosa tipo: “La compagine societaria vede i 3 founder detenere complessivamente l’80% delle quote, mentre un 20% è di un investitore angel (o fondo) entrato nel pre-seed.. Questo anticipa eventuali discussioni sull’equity, ma se non è richiesto puoi anche ometterlo.
  • Passione e motivazione: Questo traspare più dalle parole che dai numeri, ma non guasta dire qualcosa sul perché siete appassionati. Tipo: “Siamo un team accomunato non solo dalle competenze ma anche dalla passione per [il settore/problema]. Crediamo fortemente nella missione di [missione]. Questa spinta ci ha portati a lasciare i nostri precedenti ruoli e dedicarci al 100% a [Nome Startup].”. Gli investitori vogliono vedere dedication e hunger, perché una startup è fatta di alti e bassi e serve tenacia.
  • Foto dei membri (nel documento formale): In un documento Word/PDF potresti includere le foto di ciascuno per dare un tocco umano. In un articolo magari no, ma nulla vieta di avere un’immagine con il team. Se fosse un pitch dal vivo, sicuramente slide con volti e nomi.

Tono: questa parte è orgogliosa ma concreta. Devi “vendere” il team senza sembrare arrogante. Un trucco è far parlare i fatti: invece di dire “siamo super esperti”, mostra gli anni di esperienza, i ruoli passati, i successi. Così chi legge conclude da sé “ah, sono esperti”. Mantieni il tu se vuoi coinvolgere (tipo “potrai contare su un team con esperienza…” se stai un po’ parlando all’investitore), ma spesso in questa sezione ci si può permettere anche una forma un filo più neutra, dato che stai elencando profili (puoi fare frasi brevi in terza persona per ciascuno, come in un curriculum narrato). L’importante è la chiarezza: nome – ruolo – perché è adatto.

Esempio di chiusura: “In conclusione, crediamo di avere una squadra forte e determinata: conosciamo il settore, possediamo le skill tecniche e di business necessarie e, soprattutto, condividiamo la visione di far crescere [Nome Startup] fino a farla diventare un player di riferimento nel mercato. Siamo pronti a mettere in campo tutta la nostra esperienza e il nostro impegno per riuscirci.”. Così comunichi unità e determinazione.

10. Piano finanziario (Financial Plan)

Ed eccoci alla parte numerica: il piano finanziario. Per alcuni startupper è la parte più ostica (soprattutto se si è di estrazione tecnica o creativa), ma è di cruciale importanza. Un investitore, una banca o anche solo tu stesso, avete bisogno di vedere i numeri per capire se il business sta in piedi. Questa sezione deve dimostrare due cose: che il modello è profittevole/sostenibile nel medio termine, e che tu hai consapevolezza dei flussi finanziari necessari e attesi.

Cosa includere nel piano finanziario:

  • Proiezioni di fatturato e crescita: Presenta i tuoi ricavi attesi per i prossimi 3-5 anni. Puoi fare un piccolo riassunto anno per anno: ad esempio “Prevediamo ricavi per €50k nel primo anno, €300k nel secondo, €1,2M nel terzo, fino a circa €5M nel quinto anno”. Ovviamente questi numeri devono essere supportati da ipotesi credibili (di solito nel BP completo avrai un foglio Excel con tutti i calcoli). Nel testo, spiega a cosa è dovuta la crescita: “assumendo di passare da 100 a 500 clienti in 3 anni, grazie all’espansione geografica e al lancio del modulo aggiuntivo nel secondo anno”. Puoi anche indicare quale parte dei ricavi viene da quali linee di business se ne hai più di una. Ad esempio: “l’80% dei ricavi viene dall’abbonamento software e un 20% da servizi di formazione accessori.”. Se hai un grafico (nel doc formale) meglio, ma a parole si può rendere comunque: crescendo in % anno su anno, etc.
  • Costo e struttura dei costi: Fai capire quali saranno le principali voci di costo per portare avanti il piano. Tipicamente: costo del personale, marketing, infrastruttura (server, licenze), eventuali costi di produzione se fisico, affitti/uffici, R&D. Non serve dettagliare centesimi, ma dare un’idea: “I costi principali nel primo anno saranno legati allo sviluppo (circa 40% del budget, includendo stipendi dei 4 sviluppatori) e al marketing (30% per campagne lancio). Negli anni successivi prevediamo un incremento significativo dei costi commerciali con l’espansione del team sales.”. Menzoina se i costi sono per lo più fissi o variabili. Ad esempio, un modello software ha costi fissi elevati all’inizio e marginalità alte sui nuovi clienti, mentre un e-commerce ha costi variabili (acquisto prodotti, logistica).
  • Investimenti iniziali (CAPEX): Se devi fare investimenti specifici all’inizio (macchinari, sviluppo prodotto, brevetti, magazzino merci, ecc.), dichiaralo. Esempio: “Abbiamo stimato un investimento iniziale in sviluppo di €100k nel primo anno per costruire la piattaforma e un costo di acquisizione infrastruttura (server, etc.) di €20k. Inoltre, investiremo €50k in brevetti e certificazioni.”. Queste spese spesso vanno sostenute prima che i ricavi decollino, ed è per questo che di solito serve capitale.
  • Conto economico previsionale: Senza riportare un intero bilancio (che starà magari in allegato), racconta quando prevedi di diventare profittevole. Ad esempio: “Prevediamo di chiudere i primi due anni in perdita (–€100k il primo anno, –€50k il secondo) a causa degli investimenti iniziali. Nel terzo anno contiamo di raggiungere un utile netto di circa €200k, con un EBITDA positivo già dal Q4 del secondo anno.”. “EBITDA” è margine operativo lordo – se lo citi spiega a parole: “(guadagno prima di tasse e ammortamenti)”. Inoltre, menziona quando arrivi al break-even operativo: “Il break-even (punto di pareggio) mensile è atteso a metà del 2026, quando raggiungeremo circa 300 clienti paganti ricorrenti”. Il break-even point è un dato importante perché indica quando l’azienda smette di bruciare cassa e si sostiene con i propri ricavi.
  • Cash flow e fabbisogno finanziario: Un errore da non fare è confondere utili con cassa. Potresti essere profittevole su carta ma finire la cassa prima! Indica quanta cassa ti serve per arrivare al break-even. Ad esempio: “Considerando le spese e gli investimenti, avremo flussi di cassa negativi per i primi 18 mesi. Il punto più basso di cassa netta è stimato in –€400k verso fine 2025, dopodiché inizieremo a generare flussi positivi.”. Questo vuol dire che ti servono almeno €400k per non fallire prima di iniziare a generare cash. Se stai cercando investimenti, questo numero è praticamente quanti soldi chiedi (più un buffer di sicurezza).
  • Uso dei fondi (se cerchi investimenti): Specifica quanto capitale stai cercando e come verrà impiegato. Ad esempio: “Cerchiamo €500k di finanziamento seed. La destinazione dei fondi prevista è: 50% sviluppo prodotto (assunzione 3 sviluppatori, acquisto servizi cloud), 30% marketing e vendite (campagne digitali, fiere, 2 sales), 20% operatività generale (uffici, legale, amministrazione). Questo budget coprirà circa 18 mesi di operatività fino al break-even.”. Una bella torta con queste percentuali starebbe bene, ma anche a parole va bene. L’investitore vuole capire per cosa userai i suoi soldi (non li sperpererai, vero?). Inoltre, se ci sono altre fonti (es. contributi pubblici, ricavi reinvestiti, prestiti bancari), menzionale: “Valutiamo anche un contributo a fondo perduto di €50k da Regione XYZ (già richiesto)”, ad esempio.
  • KPI finanziari chiave: Puoi citare qualche indicatore finanziario che hai calcolato e che dimostra la bontà del modello. Ad esempio:
    • Margini: “Il margine lordo sui servizi è circa 60% nel primo anno e salirebbe oltre 80% dal terzo anno grazie alle economie di scala.”.
    • LTV/CAC: “Stimiamo un costo di acquisizione cliente (CAC) iniziale di ~€200 e un valore medio per cliente (LTV) nell’arco di 3 anni attorno a €600, quindi un rapporto LTV/CAC = 3, il che indica un modello sostenibile e redditizio.” (questo se hai un modello di entrate ricorrenti o clienti con riacquisto).
    • EBITDA margin: “A regime (2027) puntiamo a un EBITDA margin del 30%, in linea con i migliori player SaaS sul mercato”.
    • ROI per investitori: potresti dire “Se raggiungeremo il piano, l’investitore odierno potrebbe vedere multipli di 5-10x sul capitale investito entro 5 anni, considerati i benchmark di valutazione del settore.” (questo è un po’ vendersi, ma molti lo fanno).
      Non esagerare con troppi indicatori: scegli quelli significativi per il tuo modello. Un e-commerce guarderà margini di prodotto, rotazione magazzino, ecc. Una app consumer guarderà costo acquisizione vs utenti attivi ecc. Adatta ai tuoi punti di forza.
  • Scenario analysis: per aggiungere maturità, potresti citare di aver considerato scenari differenti: “Abbiamo sviluppato tre scenari (base, ottimistico, pessimistico). Nel caso pessimistico, con ricavi 20% inferiori alle attese, ritarderemmo di 6 mesi il break-even ma riusciremmo comunque a sopravvivere riducendo alcune spese di marketing. Nel caso ottimistico, potremmo anticipare assunzioni chiave per accelerare ulteriormente la crescita.”. Questo fa vedere che non sei ingenuo – sai che i piani non vanno mai esattamente come previsto e hai pensato a come reagire. (Molto apprezzato dagli investitori).
  • Assunzioni chiave dietro i numeri: Sottolinea quali sono le ipotesi cruciali che, se cambiano, cambiano tutto. Esempio: “Le nostre proiezioni assumono un tasso di crescita mensile degli utenti del 15% nei primi 12 mesi – in linea con startup simili in mercati comparabili. Assumono inoltre un churn (abbandono) del 5% mensile che migliora al 3% dopo 1 anno grazie all’aumento di fedeltà. Se queste assunzioni variassero, i risultati cambierebbero di conseguenza. Ad esempio, un churn stabile al 5% ridurrebbe i ricavi al terzo anno del 10% circa rispetto al piano base.”. Non devi dilungarti troppo, sennò confondi. Però dire “so quali sono le leve più sensibili” è buona prassi.

In poche parole, dopo questa sezione chi legge dovrebbe pensare: “Ok, i numeri hanno senso, non sono campati in aria. Questi sanno di quanti soldi hanno bisogno e come li useranno, e il business può generare profitti in tempi ragionevoli se tutto va secondo i piani.”.

Tono: trasparente e competente. Non avere paura di mostrare perdite iniziali – quasi tutte le startup ne hanno, gli investitori lo sanno. L’importante è far capire che sai perché ci sono (investimenti per crescere) e quando finiscono. Usa un tono positivo ma realistico: evita sia il linguaggio troppo trionfalistico (“guadagneremo miliardi in un attimo!”) sia quello troppo incerto. Frasi come “pensiamo che forse potremmo arrivare al pareggio…” suonano insicure. Meglio: “prevediamo il pareggio nel mese X dell’anno Y” sulla base di dati.

Mantieni il linguaggio semplice spiegando i termini finanziari se li nomini. Ad esempio, invece di dire solo “EBITDA”, puoi dire “margine operativo (EBITDA)”. Se citi “utile netto”, chi non è finanziario magari non sa la differenza con EBITDA – puoi dire “utile netto (dopo tasse)”.

Dimostra anche una punta di prudenza: gli investitori sanno che i business plan spesso sono ottimistici, quindi è bene dire che hai tenuto stime conservative dove possibile. Ad esempio: “Abbiamo volutamente ipotizzato costi di acquisizione piuttosto elevati e tempi di pagamento lenti, per avere un piano prudente. Se riusciremo a fare meglio su questi fronti, i risultati potranno solo migliorare.” Così disarmi eventuali critiche del tipo “ecco, troppo roseo sto piano”.


(Nota: In un business plan completo, dopo la parte finanziaria spesso ci sono allegati con bilanci previsionali dettagliati, tabelle ecc. In questa guida abbiamo coperto i concetti principali a parole. L’importante è non lasciare il piano finanziario in bianco – sarebbe un grosso red flag per chi legge!)

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Quali Sono le Criticità del Business Plan per Startup?

Come abbiamo visto, il Business Plan è uno strumento analitico, che richiede previsioni di dettaglio che abbiano una prospettiva di medio-lungo termine: tali previsioni, affinché siano realistiche, necessitano di dati certi, altrimenti il margine di errore può essere talmente elevato da portare ad un lavoro “inutile” e, dunque, ad una perdita di tempo! Ciò è vero soprattutto quando si parla di business plan per startup innovative che muovono i primi passi: molto spesso c’è poca certezza sul prodotto/servizio da offrire, così come incerta è la risposta del mercato. Inoltre, offrendo un servizio/prodotto innovativo, spesso non ci sono dati a cui potersi rifare per una buona analisi. Insomma, in una startup innovativa l’idea è in continua evoluzione (e guai se non fosse così!) e necessita di test e valutazioni prima che ci si possa addentrare nella stesura di un Business Plan completo. Inoltre, affinchè esso sia effettivamente utile all’impresa, è necessario che venga aggiornato con continuità, rendendo indispensabile l’affidamento di tale compito ad una risorsa umana dedicata. Tuttavia, spesso, imprenditori e manager, pensano che l’assunzione di un consulente esterno per la stesura del Business Plan risolva la questione. Purtroppo, così facendo, nel 99% dei casi si otterrà in cambio solo un costoso documento. Perché? Perché il consulente del tuo business plan è una persona esterna alla tua impresa e non conosce il mercato a cui questa si rivolge, i suoi obiettivi e tutte le peculiarità che questo mix crea. Un consulente può aiutarti e supportarti nella stesura del documento ma non può farlo al tuo posto!

Esempi di Business Plan per Startup

Teoria a parte, a volte la cosa più utile è vedere esempi reali di business plan per capire come altri startup hanno presentato il loro progetto. Studiare qualche esempio ben fatto può darti spunti sia di contenuto che di stile (cosa enfatizzare, come impaginare, ecc.).

Dove trovare esempi di business plan? Ecco alcuni suggerimenti pratici:

  • Piattaforme di crowdfunding equity: Siti come Mamacrowd o CrowdFundMe spesso rendono disponibili (agli utenti registrati, a volte) i pitch deck o i business plan delle startup che raccolgono fondi. Ad esempio, se navighi su Mamacrowd nelle campagne concluse di startup simili alla tua, puoi trovare documenti PDF di presentazione. Sono mini-business plan adattati per gli investitori retail. Certo, non sempre sono completi al 100%, ma mostrano come l’idea viene venduta e quali metriche evidenziano.
  • Acceleratori e incubatori: Alcuni acceleratori pubblicano esempi di materiali delle startup. Y Combinator, il famoso acceleratore americano, ad esempio sul suo blog e forum ha condiviso pitch deck di aziende di successo (tipo il Pitch Deck di Airbnb è celebre ed è facilmente trovabile online). Anche realtà italiane come PoliHub, Luiss Enlabs ecc. talvolta condividono case study. Cerca “[nome acceleratore] esempio business plan startup” e potresti trovare risorse utili.
  • SlideShare e Google: Cerca su Google o SlideShare frasi come “business plan startup [settore] pdf” o “business plan esempio [settore]”. Sorprendentemente, ci sono business plan caricati pubblicamente (magari di startup accademiche, piani di studenti, o aziende in cerca di visibilità) che puoi scaricare. Ad esempio “Business Plan Ristorante PDF” se ti interessa la ristorazione, etc. Ovviamente attenzione: non prendere per oro colato qualunque cosa trovi – alcuni potrebbero non essere ben fatti. Ma servono a capire formati e approfondimenti possibili.
  • Siti specializzati e template gratuiti: Ci sono siti che raccolgono esempi e modelli. Ad esempio Bplans.com (in inglese) ha sezioni con centinaia di sample business plans per vari settori. Anche sul sito di Invitalia c’è un fac-simile di business plan usato per i bandi (un documento Word con linee guida) – può essere un riferimento su quali sezioni vengono richieste in ambito istituzionale.
  • Comunità e forum startup: Su gruppi Facebook o forum come Reddit (es. subreddit r/startup) a volte ci sono thread dove ci si scambia esempi di business plan. Potresti trovare link utili o addirittura persone disponibili a condividere il loro (attenzione alla riservatezza, però molti piani non contengono segreti industriali e girano liberamente).

Quando guardi esempi reali, focalizzati su:

  • Come è strutturato il sommario e se combacia con ciò che abbiamo detto (spesso sì).
  • Quali sezioni vengono approfondite di più (magari scopri che per certi settori gli aspetti normativi sono cruciali, etc.).
  • Come vengono presentati i numeri (tabelle, grafici – potresti replicare lo stile).
  • Il tono e stile: c’è chi scrive molto asciutto, chi in modo più narrativo. Individua cosa ti piace e cosa funziona meglio per il tuo caso.

Importante: prendere ispirazione non significa copiare. Ogni startup è unica e il business plan va personalizzato. Usa gli esempi per capire cosa evidenziare e come semplificare concetti, non per fare un “copia e incolla” (tra l’altro, gli investitori esperti riconoscono i template troppo generici). Se trovi frasi o modelli che ti piacciono, rielaborali con le tue parole e adatta i contenuti alla tua realtà.

Un altro tipo di esempio utile può essere guardare pitch deck di startup famose. Anche se non sono business plan testuali, i pitch deck spesso contengono in 10 slide gli elementi chiave: problema, soluzione, mercato, traction, team, ecc. Online trovi ad esempio: Airbnb, Uber, Facebook early pitch deck, ecc. Ti fanno capire quali punti chiave loro hanno spinto e come li hanno visualizzati.

Riassumendo: cerca esempi e modelli, studiali, prendi appunti, ma poi crea il tuo business plan originale. L’obiettivo non è impressionare per la forma, ma convincere sulla sostanza – e quella viene dalla tua idea e dal tuo lavoro di ricerca. Gli esempi sono solo un aiuto per mettere il tutto nel formato migliore.

(Due link utili come promesso: se vuoi un template base, Invitalia offre un format di business plan ufficiale per il bando “Resto al Sud” – è un buon elenco di voci da seguireinvitalia.it. Se cerchi software online per creare business plan con esempi integrati, prova LivePlan o Bizplan: offrono guide passo passo e centinaia di piani di esempio a cui ispirarti.)

Abbiamo sviluppato un metodo di co-progettazione che ha già supportato più di 100 startup innovative. Il tuo progetto può essere il prossimo!

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Business Plan per Startup: Modelli, Template PDF e Risorse Utili

Durante le nostre consulenze in molti ci hanno chiesto dove trovare online un esempio di business plan per startup, o dei template in pdf o excel gratuiti da scaricare. Il business plan, come abbiamo visto, può essere un documento complesso da redigere per molti startupper, in quanto piuttosto tecnico. Per questo abbiamo raccolto alcune risorse utili che potranno aiutarvi a creare il business plan della vostra impresa: da esempi di business plan già fatti, che vi aiuteranno a comprendere la struttura che questo file deve avere, a template e fac-simile in pdf, sino ad una guida su come creare il business plan di una startup o un’impresa su excel.

Business Plan per Startup in Excel: Template e Guida

Realizzare il business plan della propria startup in Excel è uno dei modi più semplici ed immediati di ottenere un documento organizzato, semplice da fruire e da aggiornare. Online è possibile trovare diversi modelli da scaricare gratuitamente. Su business-plan.it è possibile scaricare gratuitamente il template del business plan in Excel in Italiano.

In alternativa, se conoscete lo strumento e volete realizzare da voi il business plan per la vostra startup, vi proponiamo un tutorial su YouTube su come redigere il vostro template personalizzato, che vi permetterà di inserire le informazioni che più ritenete necessarie.

Business Plan per Startup in PDF: Template Download

Esempio di Business Plan per Startup

Sono in molti a cercare online esempi di business plan per startup, su cui basare la redazione del documento per la propria impresa o progetto. Il portale Bplans offre una serie di esempi di business plan per diverse tipologie di imprese ed attività in diversi settori specifici, dall’agricoltura alla consulenza, dalla moda alla pubblicità.

Potrete dunque cercare il modello fac-simile di business plan redatto per una specifica categoria, da scaricare gratuitamente ed usare a modello.

Costi e Tempi di Realizzazione di un Business Plan per Startup nel 2025

In molti ci chiedono quali sono i costi per la realizzazione di un business plan per startup. La definizione dei costi non è semplice e include numerose variabili che non ci permettono di dare una definizione precisa delle risorse finanziarie necessarie senza un confronto con la startup in oggetto. Tuttavia, è possibile affermare come la variabile principale nella determinazione dei costi per la realizzazione del piano di business siano i tempi di realizzazione. Infatti, nella maggior parte dei casi effettuare tutte le analisi necessarie richiede anche uno o due mesi di lavoro in cui si analizzano e si definiranno tutti i componenti principali che strutturano un business plan per startup.

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Il Business Plan è Sempre la Migliore Soluzione?

Il Business Plan può essere utile a imprenditori o neo-imprenditori che vogliano partire con una nuova idea di business o rinnovare la propria. Ma a volte questo strumento non è detto che sia la miglior scelta. Ne siamo pienamente convinti, da tempo infatti ci occupiamo di consulenza per start-up e specie in questo ambito il business plan è stato ormai soppiantato da altre metodologie ben più efficaci e utili a chi vuole far chiarezza attorno alla propria idea e impresa. Molti di questi strumenti alternativi al business plan li andremo a vedere proprio in questo articolo: business model canvas, canvas personas, analisi swot, storyboard e tanto altro.

Alternative al Business Plan per Startup

Dopo aver esaminato gli elementi chiave che strutturano un efficiente business plan è quali sono i vantaggi che quest’ultimo apporta alla startup, soprattutto in ottica di un incontro con un possibile investitore, vogliamo presentare diversi altri strumenti che possono rappresentare un’alternativa al piano di business o una valida integrazione a quest’ultimo.

business model canvas per startup

Business Model Canvas

Il Business Model Canvas è uno strumento che ti aiuta a delineare la strategia di impresa, definendo in modo chiaro e strutturato il modello di business della tua startup. Tale strumento si divide in nove riquadri che sintetizzano gli aspetti più importanti di un’impresa, restituendo una fotografia “istantanea” e sintetica della tua idea:

  • ti aiuta a comprendere chi sono i tuoi clienti,
  • quale valore offri e attraverso quali canali,
  • quali sono i tuoi principali costi
  • come ricavi
  • come ottimizzare la tua offerta

Esistono diversi motivi che spiegano come mai venga utilizzato dalle startup innovative o comunque perchè è sempre bene partire da un Business Model Canvas quando si vuole realizzare un progetto di impresa:

  1. Il Business model Canvas parte dal presupposto che i membri del team siano la prima risorsa di progetto: ecco perché è fondamentale che tutti quanti partecipino alla sua compilazione. Il Business Model Canvas, infatti, favorisce la logica collaborativa, in quanto tutto il tuo team sarà chiamato a completarlo, contribuendo così a condividere le idee di ciascuno e creare allineamento del tuo team sul progetto di impresa;
  2. Si compila utilizzando i post-it: in tal modo, sarete “costretti” a fare sintesi; inoltre, i post-it vi offrono il vantaggio di poter essere facilmente spostati da un riquadro all’altro, o addirittura eliminati facilmente: proprio per questo, e a differenza del Business Plan, il BMC può essere visto, rivisto e modificato dal team, fino a quando il risultato non risponde alla realtà dei fatti o l’obiettivo da raggiungere;

Per tutti questi motivi, possiamo dire che il Business Model Canvas, rispetto al Business Plan, è uno strumento Agile e Smart, che consente di ridurre i tempi che separano l’analisi dall’azione. Oggi sappiamo benissimo quanto sia importante agire e reagire al mercato con tempismo! Ecco un bel video riepilogativo di cos’è il Business Model Canvas.

Personas Canvas

Il personas Canvas ti aiuta a fare un’analisi accurata del tuo cliente ideale, indagando sul suo problema/bisogno, obiettivi e ambizioni personali e i canali su cui si muove o si informa: creare un identikit preciso e analitico del tuo potenziale cliente, ti consentirà di capire come perfezionare il tuo prodotto/servizio offerto secondo le esigenze del tuo cliente e come riuscire a raggiungerlo più facilmente. Di seguito due diverse versioni di personas canvas:

SCARICA IL PERSONAS CANVAS IN ITALIANO
personas canvas italiano

Analisi S.W.O.T.

L’analisi SWOT è in realtà spesso una delle componenti del business plan. Si tratta di una matrice che consente di identificare e analizzare i fattori interni ed esterni che possono (o potrebbero) avere un impatto (positivo o negativo) sulla realizzazione del tuo progetto. L’analisi SWOT, pertanto, è un fondamentale strumento di decision-making e di pianificazione strategica, di cui ci serviamo per valutare cosa accade nel mercato in cui un’impresa opera, per capire quali possono essere i punti di forza (Strenghts) e di debolezza del business (Weaknesses), oltre che per valutare quali sono (o possono essere) le opportunità (Opportunities) o le minacce (Threats) offerte dal mercato.

Mind Maps (Mappe mentali)

Una delle più comuni barriere comunicative che si incontra in un progetto è la spiegazione di concetti e processi più o meno complessi: è cosa molto comune, in tali casi, non recepire (o non riuscire a trasmettere) alcuni passaggi importanti o non riuscire a comunicare efficacemente le connessioni fra diversi punti. L’utilizzo di una mappa mentale è il modo migliore per riuscire a superare questo ostacolo, in quanto consente di condividere concetti complessi in maniera semplice, con un linguaggio universale e comprensibile: ciò aiuta a sviluppare concretamente – e in tutti i suoi passaggi – un’idea. Speriamo che questi strumenti per start-up alternativi al Business Plan possano servirti a far maggiore chiarezza sulla tua idea di impresa!

Se hai un’idea innovativa, possiamo aiutarti a trasformarla in un progetto finanziato. Ti seguiamo in ogni fase, dalla candidatura alla rendicontazione.

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